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un'immagine del vecchio Campus della creatività

un'immagine del vecchio Campus della creatività

Il campus "fotocopia" di Palazzo de' Mayo: l'amarezza degli ex operatori

Il campus della creatività proposto da Confartigianato sarebbe identico a quello proposto negli ultimi due anni da Rosalia Miceli dell'associazione Exclamè. Ecco la lettera inviataci da quest'ultima e che riportiamo integralmente

La notizia è di alcuni giorni fa: il 7 giugno sulle pagine online del quotidiano ChietiToday leggo questo titolo: «Il Campus della creatività: Confartigianato riapre Palazzo de' Mayo». Bello! Penso... Quasi quanto il progetto che per due anni consecutivi ho proposto con lo stesso nome e nell'identico posto.

Mi chiamo Rosalia Miceli, ho lavorato per due anni e mezzo al Museo Palazzo de' Mayo e con la mia associazione, Exclamè!, ho ideato e offerto, nell'estate 2014 e in quella del 2015, un servizio che nasceva come risposta a un'esigenza diffusa in molte famiglie: cosa far fare e dove portare i propri figli quando chiudono le scuole, soprattutto per chi non può muoversi da Chieti per esigenze lavorative. Portando l'esempio offerto da molti musei, all'avanguardia per quanto riguarda la didattica museale, ho proposto, negli spazi di Palazzo de' Mayo, una serie di attività ludico-ricreative, chiamata per l'appunto “Campus della creatività”, per mezzo della quale stimolare, oltre alla socializzazione, la fantasia e l'espressività.

I miei laboratori sono “spazi educativi” dove poter crescere, dove i bambini imparano facendo, attraverso il gioco, la sperimentazione e la “scoperta”. Perché l'idea che ispira il mio fare è quella di Bruno Munari, e cioè che «un bambino creativo è un bambino felice».

Iniziativa nuova per la città di Chieti quella di portare i bambini al museo per valorizzarne non solo l'importanza culturale che la struttura riveste per la città, ma soprattutto per offrire ai più piccoli la possibilità di avere un contatto diretto con l'opera d'arte attraverso visite guidate e laboratori didattico-creativi. Ricordo in particolare la mostra dedicata ai Secoli Augustei in cui i bambini ebbero modo di incontrare anche la restauratrice Rossella Calanca per conto della Sovrintendenza dei Beni Culturali (foto). Qualcuno diceva: «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova».

Sono andata a vedere sul sito di Confartigianato Chieti in cosa consisteva il progetto. Prima edizione c'è scritto, non direi proprio! Oltre all'identico nome e all'identico posto (Palazzo de' Mayo chiuso al pubblico da dicembre 2015 tra l'altro), a catturare la mia attenzione è stato il nome del referente: Daniele Giangiulli, che proprio nell'estate 2014 portò la sua bambina al mio campus e che, entusiasta della riuscita, disse di volermi coinvolgere in iniziative future che lui avrebbe sostenuto (…). Anche i laboratori risultano essere davvero simili a quelli da me progettati: l'esempio più lampante è quello chiamato “mani in pasta”, identica attività di pasticceria creativa che ho proposto, in cui venivo coadiuvata da Jane Hudson, titolare del progetto Arsenico e Vecchi Merletti, cake designer riconosciuta a livello nazionale.

Mi chiedo come mai proporre un progetto già realizzato per due anni di seguito da un'associazione culturale, con lo stesso nome, lo stesso format, lo stesso posto, quando la struttura era chiusa da dicembre? Forse perché il campus aveva avuto un riscontro particolarmente positivo sia dei genitori che dei bambini partecipanti (come lo stesso Giangiulli del resto), forse perché del resto l'idea non era affatto male? E' facile giocare d'astuzia e lavorare su una strada già tracciata. Evidentemente Daniele Giangiulli e la Fondazione Carichieti tutto questo possono farlo.

Non voglio rivendicare la paternità dell'idea. Come ho scritto, io stessa mi sono ispirata a proposte didattico-ricreative sperimentate in altre realtà. Soltanto avrebbero potuto gestire meglio la cosa e usare un po' più di fantasia nel riproporla, senza dover scavalcare una piccola associazione che da anni si impegna con le sue sole forze a realizzare il proprio sogno. Forse anche loro avrebbero bisogno di un “campus della creatività”.

Rosalia Miceli

Presidente dell'Associazione Exclamè

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