Nasce Chi.e.ti., l'associazione per aiutare chi vuole cambiare sesso

Fondata dal primario di Urologia Tenaglia con il docente di Psicologia clinica Fulcheri, si mette al servizio di tutti i transessuali che devono affrontare il lungo percorso per il cambio di sesso. Un aiuto medico, psicologico, sociologico e chirurgico per evitare problemi e discriminazioni

È un percorso lungo, lento e doloroso, che si scontra non solo con i pregiudizi, ma anche con la burocrazia, visto che l’ultimo passo si può compiere solo con l’autorizzazione di un giudice.

Cambiare sesso richiede forza di volontà, risorse economiche e una grande decisione per arrivare fino in fondo. Per aiutare tutte i transessuali che decidono di concludere il passaggio è nata Chi.e.ti., acronimo di Chirurgia e transgender identity, un’associazione fondata da Raffaele Tenaglia, primario della Clinica urologica dell’ospedale Santissima Annunziata, con Mario Fulcheri, ex preside della facoltà di Psicologia dell’università D’Annunzio e docente di Psicologia Clinica.

L’associazione mira ad offrire un aiuto concreto e completo a tutte le persone che decidono di affrontare l’intervento per cambiare sesso. Perché non si tratta solo di un’operazione dolorosa che cambia per sempre l’apparato riproduttivo e l’aspetto fisico, ma per tutti è il coronamento di un sogno durato una vita, sin dall’infanzia. Per questo Chi.e.ti. affronta sia il lato prettamente chirurgico e medico sia quello psicologico e sociale.

Il professor Tenaglia ha portato a termine a Chieti 14 interventi del genere, tutti andati a buon fine. E per comprendere quanto incida completamente nella vita di una persona un percorso simile alla presentazione dell’associazione hanno partecipato anche il primario di Pediatria Francesco Chiarelli, il direttore della Clinica otorinolaringoiatrica Adelchi Croce e il giudice Camillo Romandini.

Spetta proprio ai giudici l’ultima parola sull’intervento. È la fine di un percorso fatto di colloqui con gli psicologi, che devono accertare la disforia di genere, ovvero il fatto che il ragazzo o la ragazza non sono a proprio agio nel corpo in cui sono nati. Nessuna scelta, raccontano i transessuali che ce l’hanno fatta, “è qualcosa che ti senti dentro da sempre”. Sempre sotto stretto controllo medico si prendono ormoni per tamponare le sembianze del sesso di nascita. Dopodiché, con l’aiuto di un avvocato, ci si rivolge al tribunale, che deve emettere una sentenza positiva per l’intervento. E a quel punto si può essere chiamati da un momento all’altro, per un’operazione coperta dal sistema sanitario nazionale. Ma l’iter precedente, che a volte dura anni, fa spendere energie e risorse economiche. C’è infatti anche chi ricorre alla chirurgia plastica, perlopiù per la mastoplastica, ben prima del cambio definitivo di sesso.

Prima e dopo l’intervento, infatti, sono molti i lati che vanno considerati: aspetto troppo maschile o femmnile, cambio di voce, problemi psicologici o nelle relazioni sociali. Che in gran parte dei casi nascono in famiglia, perché non tutti i genitori accettano con facilità che il proprio bimbo decida di diventare una donna, o che quella che vedono come una ragazzina desideri nient’altro che essere maschio.

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