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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca Vasto

Carceri, cambia la destinazione d’uso della casa circondariale di Vasto

L'istituto diventa una Casa di lavoro con annessa Sezione Circondariale. Cambiamenti anche a Sulmona. Ma per il sidnacato della polizia penitenziaria questo non basta a contrastare l'emergenza carceri

Muta la geografia penitenziaria italiana. “Con il decreto del Ministro della Giustizia del 27 maggio scorso, diversi Istituti penitenziari sono stati riconvertiti a nuovi usi”, dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, prima e più rappresentativa organizzazione di categoria.

In Abruzzo la Casa circondariale di Vasto diventa una Casa di lavoro con annessa Sezione Circondariale mentre a  Sulmona l’intero istituto penitenziario assume la configurazione giuridica di Casa di Reclusione.

Il SAPPE torna ad evidenziare come “il personale di Polizia Penitenziaria (sotto organico di 7mila Agenti) è stato ed è spesso lasciato da solo a gestire all'interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale e di tensioni, 24 ore su 24, 365 giorni all'anno. Per contrastare l’emergenza carceri ci vogliono riforme strutturali, che depenalizzino i reati minori e potenzino maggiormente il ricorso all'area penale esterna, limitando la restrizione in carcere solo nei casi indispensabili e necessari. Il progetto dei circuiti penitenziari dell’Amministrazione penitenziaria non è la soluzione idonea perchè al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e ad una maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il Personale di Polizia penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico. Oggi tutto questo non c’è ed il rischio è che un solo poliziotto farà domani ciò che oggi lo fanno quattro o più Agenti, a tutto discapito della sicurezza. Il progetto elaborato dal Capo DAP Tamburino e dal Vice Capo Pagano in realtà non prevede affatto lavoro per i detenuti e mantiene il reato penale della ‘colpa del custode’. E’ quindi un progetto basato su basi di partenza sbagliate e non è certo abdicando al ruolo proprio di sicurezza dello Stato che si rendono le carceri più vivibili”.

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