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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca

Montedison: processo sospeso, la difesa chiede di spostarlo

La Corte d'Appello, presieduta dal giudice Camillo Romandini dopo che Geremia Spiniello è stato ricusato, ha stabilito che sia la Cassazione a stabiire se ci sia incombatibilità ambientale. Dura la reazione di procura e parti civili

Il processo per la megadiscarica dei veleni di Bussi sul Tirino continua a subire rallentamenti e sarà sospeso per almeno 3 mesi. Giovedi è stato ricusato il presidente del collegio Geremia Spiniello per dichiarazioni rilasciate alla stampa dopo un’udienza. Oggi (venerdì 11 aprile), subentrato il giudice Camillo Romandini, la difesa di 13 imputati ha chiesto di spostare il processo a Chieti, per un presunto “coinvolgimento emotivo e ambientale”, che non garantirebbe la giusta serenità e obiettività del collegio e farebbe presupporre una “incompatibilità ambientale”.

Così la Corte d’Assise ha deciso che sia la Cassazione ad esprimersi su un eventuale spostamento del processo. E pare che ci vorranno non meno di tre mesi per ottenere una risposta. Ma non esiste rischio prescrizione: per l’accusa di avvelenamento delle acque, per cui sono imputati 19 fra ex dirigenti e amministratori della Montedison, subentra dopo 20 anni.

La procura ha reagito citando Manzoni: “Questo processo non s’ha da fare”. E la richiesta della difesa non è stata gradita alle parti civili, tutte associazioni e comuni della Val Pescara, che hanno accusato la Montedison di provare “a fuggire dal processo, ben consapevole della forza poderosa dell’accusa e dell’inconsistenza oggettiva anche dal punto di vista scientifico dei propri argomenti difensivi. Non potendo negare l’evidenza dei gravissimi fatti loro contestati, le difese Edison cercano di sfuggire al giudizio”.

E Tommaso Navarra, avvocato del Wwf – fra le parti civili ammesse al processo – ha ricordato tutti i gradini e le false partenze del processo alla Montedison: “5 anni di processo, 51 udienza, 18 giudici tra Gup, tribunale, Corte d’Assise, Corte di Cassazione, 22 ordinanze, nessuna sentenza”.

“L’accertamento processuale dei fatti – prosegue – è ineludibile per chiunque: il processo comunque si dovrà celebrare e sarà celebrato sino alla decisione. Qualunque sarà la durata e qualunque ne sarà il luogo di celebrazione, siamo e saremo sempre presenti con la serena fiducia che nasce dalla forza delle proprie ragioni”.

Mentre il presidente del Wwf Abruzzo, Luciano Di Tizio, commenta: “È significativo che nell’istanza di rimessione della difesa si citi il presidente Chiodi per i suoi interventi prima di non conoscenza, poi di minimizzazione: “Nessuno mi ha avvertito di rischi connessi alla salute; “Questa non è la terra dei fuochi”. Negando i fatti o dilazionando i tempi del giudizio non si fanno gli interessi né dei cittadini né della giustizia”.

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