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fiume pescara

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Aree inquinate dello Scalo: dopo sei anni ancora nulla, la denuncia di Vacca (M5S)

Il MeetUp teatino denuncia l'immobilismo di Comune e Regione dopo sei anni di allarme inquinamento sui margini del fiume Pescara nel territorio compreso fra Megalò e San Martino

“Siamo ancora ben lontani dall’avvio delle procedure di bonifica di aree ad alto rischio per la salute dei cittadini”. Parola di Gianluca Vacca, deputato del Movimento 5 stelle, e del MeetUp amici di Beppe Grillo Chieti, che nelle ultime settimane hanno studiato la situazione dei terreni adiacenti il fiume Pescara a Chieti Scalo, dal centro commerciale Megalò alla zona di San Martino.

Una reazione dovuta al titolo del quotidiano Il Tempo di lunedì 3 giugno, in cui “tutta la zona denominata Sir (Sito di interesse regionale) oltre ad essere a breve soggetta a caratterizzazione ambientale, sembrerebbe essere in procinto di essere a stretto giro bonificata”.

Gli attivisti del movimento hanno studiato con cura la storia e gli atti, chiedendo una delimitazione e una bonifica urgente delle aree inquinate dello Scalo che in alcuni casi distano “50 metri dal fiume Pescara e dunque è altissimo il rischio che le sostanze inquinanti arrivino al fiume ed entrino comunque nel ciclo alimentare”, denuncia Vacca. “L’inerzia di Regione e Comune – prosegue - non hanno giustificazione considerando i rischi a cui sono sottoposte le popolazioni residenti”.

Il primo campanello d’allarme suonò nel 2007, quando l’allora sindaco Ricci “vietò la captazione di acqua per scopi potabili o irrigui dal sito dell’ex conceria Cap”. Sei anni dopo “nonostante le dichiarazioni d’intenti, ancora oggi non è dato sapere a chi tocchi fare la bonifica del sito”, che appartiene in parte ad un privato e in parte al Consorzio industriale.

“Nel settembre 2008 – prosegue la ricostruzione del MeetUp teatino - la Riveco general sider spa ha presentato al Comune analisi da cui risulta che nella falda sotterranea sono presenti “metalli quali nichel, cromo, alluminio, piombo e idrocarburi con concentrazioni importanti e con la presenza di fonti di contaminazione ancora attivi”. Sono passati quasi cinque anni e non si hanno notizie di analisi o interventi di alcun tipo”.

Un mese dopo un’ordinanza dello stesso sindaco Ricci vietò “il prelievo di acqua per uso potabile ed irriguo in una zona che si estende dal Megalò fino al IV Salto Enel di San Martino ed ordina altresì interventi urgenti di bonifica, a carico dei privati proprietari o, in sostituzione, del Comune,  su cinque aree in cui si trovano discariche esaurite o abusive”.

“Contrariamente a quanto si legge sulla stampa locale, oggi il Comune di Chieti si accinge ad aggiudicare la gara (base d’asta euro 258.085,12 iva esclusa) per individuare la ditta che dovrà fare le analisi dei terreni e relativi piani di caratterizzazione su sole 5 aree già delimitate e non su tutta l’area dello Scalo inserita nel Sir. Quando e con quali soldi le bonifiche “urgenti” saranno eseguite – commenta il Movimento - non è dato sapere, dal momento che la Regione Abruzzo non ha ancora stanziato la sua parte di fondi per effettuare le analisi di cui sopra.

È a marzo 2010 che la giunta regionale istituisce il “Sir denominato Chieti Scalo”, emanando le linee guida a supporto del Comune per le indagini di caratterizzazione ambientale: stabilire la salute delle aree e procedere con la bonifica e il ripristino ambientale”. Il Comune avrebbe dovuto stilare un elenco dei siti produttivi nel Sir – dagli argini del fiume Pescara nei pressi di Megalò fino a San Martino – e i titolari avrebbero dovuto fare le analisi per preparare un piano complessivo di bonifica.

Tre anni dopo, denuncia il Movimento, “il Comune di Chieti non ha ancora predisposto l’elenco e lamenta di non poterlo fare essendo impossibilitato a comparare i propri dati con quelli in possesso del Suap (Sportello unico delle attività produttive) e del consorzio industriale, i quali, sebbene sollecitati, non hanno ancora provveduto ad inviarli”.

“A distanza di tre anni – concludono – siamo ben lontani dall’avvio delle procedure di analisi dei terreni e delle falde, tranne che per i 5 siti di cui sopra, e lontanissimi dall’avvio delle procedure di bonifica di aree ad alto rischio per la salute dei cittadini. La Regione dorme e si guarda bene dall’esercitare poteri sostitutivi”. 

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