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Giornalista di Rete 8 licenziata per un "messaggino confidenziale": il giudice la reintegra

Disposto il reintegro e il pagamento degli stipendi arretrati e dei danni alla giornalista Barbara Orsini che dopo 18 mesi può tornare al lavoro

Epilogo felice per la giornalista Barbara Orsini, volto noto di Rete 8, emittente televisiva la cui proprietà 18 mesi fa aveva interrotto il rapporto di lavoro giornalistico dopo circa 18 anni.

Il motivo per cui la professionista era stata prima sospesa e poi licenziata era da ricercare in un messaggio vocale inviato via WhatsApp a una dipendente amministrativa ‘amica’  con la quale si sfogava, usando anche espressioni colorite, per alcune ingiustizie perpetrate nei suoi confronti dall’editore. Un provvedimento definito “pretestuoso” dal Sindacato Giornalisti Abruzzesi, nonché un precedente pericoloso.

Oggi la giudice del lavoro di Chieti Laura Ciarcia ha però disposto il reintegro e il pagamento degli stipendi arretrati e dei danni alla giornalista.

"Una vittoria secondo verità e giustizia nel silenzio assordante del Sindacato Giornalisti Abruzzesi che segna un punto importante nelle relazioni e negli equilibri sindacali e redazionali di cui si dovrà tenere conto nel presente e nel futuro, per evitare abusi di autorità e intimidazioni alla categoria" affermano in una nota congiunta l'ex consigliere nazionale della Federazione della stampa Marco Patricelli e l'ex segretario del Sindacato Giornalisti Abruzzesi Adam Hanzelewicz, che hanno seguito da vicino la vicenda della giornalista di Rete8 licenziata dopo la delazione alla proprietà dell'emittente televisiva - che fa capo all'imprenditore della sanità privata ed uno degli editori del quotidiano ‘Il Centro’, Luigi Pierangeli - di un messaggio espressamente confidenziale.  

"Un atto ignobile che ha scatenato una situazione devastante per la collega Orsini, di cui adesso qualcuno dovrà pagare il prezzo e le conseguenze", hanno aggiunto i due sindacalisti. Barbara Orsini si è detta "amareggiata sul piano professionale e personale per quanto accaduto in questi mesi, dove in un'opera mirata di disinformazione e di minimizzazione si è cercato persino di ridurre il grave atto del licenziamento a una 'questione di parrucchiera', mentre invece è stata umiliata la mia dignità". “La cosa che mi ha scavata di più in questi mesi – ha spiegato - è il fatto che la categoria nel suo complesso non abbia purtroppo manifestato una diffusa solidarietà, e che al di là dei coinvolgimenti personali i miei colleghi non abbiano neppure colto la gravità di quanto mi ha vista protagonista mio malgrado. Ho potuto condurre questa dura battaglia solo grazie alla vicinanza del mio legale, avvocato Leo Brocchi, e di pochi ma competenti rappresentanti sindacali che mi sono stati vicini dal primo all’ultimo atto di questa dolorosa vicenda. Non ultimo per importanza un pensiero ai miei adorati genitori”.

Hanzelewicz e Patricelli rimarcano poi "l'incomprensibile e a nostro parere inescusabile atteggiamento della FNSI che non ha inteso in alcun modo raccogliere l'invito esplicito rivolto dal Sindacato giornalisti abruzzesi a una mobilitazione in favore di Barbara Orsini, come testimoniano gli incontri a Roma e la corrispondenza intercorsa con il segretario Raffaele Lorusso. Questa inspiegabile linea del silenzio ci ha fatto prendere le distanze e successivamente ci ha indotti per coerenza a rassegnare le dimissioni da ogni incarico da un sindacato in cui non ci riconosciamo, ma non ci ha impedito di continuare a seguire da vicino e fino alla fine la vicenda processuale della collega di Rete8, alla quale auguriamo di riprendere immediatamente il posto di lavoro che le è stato illegittimamente sottratto".
 

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