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Bancarotta Villa Pini, la difesa: fallimento si poteva evitare

Secondo la difesa non vi fu distrazione di denaro. Ripreso venerdì in tribunale a Chieti il processo per bancarotta fraudolenta del gruppo Villa Pini. Prossima udienza il 5 giugno

"A nostro giudizio non esisteva uno stato di insolvenza ma solo di sofferenza finanziaria" lo ha detto il commercialista Sergio Spinelli presentando una corposa consulenza in tribunale a Chieti dove è ripreso il processo per bancarotta fraudolenta del gruppo Villa Pini. Secondo la difesa ci sarebbero stati i margini per evitare il fallimento.

Attraverso la consulenza, la difesa di Vincenzo Angelini - l'ex magnate della sanità abruzzese imputato assieme ad altre 5 persone - ha cercato di dimostrare che non vi fu distrazione di denaro e che il passivo fallimentare è di gran lunga inferiore a quello delineato dalla curatela. Il periodo preso in esame dal consulente è quello che va dal 2005 al 2009 prima della declaratoria di fallimento.

Spinelli si è soffermato sulla vicenda dei 32 milioni di euro che nell'ambito di una cessione di quota da Novafin, cassaforte del gruppo, alla società Verde: secondo l'accusa quei soldi vennero distratti per poi finire nelle tasche di Angelini. Per la difesa di Angelini di quel denaro all'imprenditore restarono solo un paio di milioni e si trattò di una normale operazione di cessione di quote sulla quale Angelini e la moglie Anna Maria Sollecito, anche lei imputata, nel 2006 pagarono al Fisco un affrancamento pari al 4% per un totale di 3 milioni e 600.000 euro. "Intanto sono 30 milioni - ha spiegato Spinelli - e di quei soldi 13 milioni e 600.000 sono entrati nei conti correnti del dottoer Angelini, 17 non sono entrati sui conti correnti di Angelini ma comunque noi siano stati in grado di ricostruire le destinazioni dell'intero ammontare e tra questi gli 8 milioni e 550.000 euro di dazioni ai politici abruzzesi, le restituzioni alle societa', 2,8 milioni alla cassa, i soldi dati ai medici e ai dipendenti". 

Netta la divergenza, fra curatela e difesa, anche sull'ammontare del deficit fallimentare: un miliardo di euro secondo la curatela, circa 380 milioni di euro secondo la consulenza di Spinelli: una somma che ricomprenderebbe i 136 milioni di perdite che il gruppo Villa Pini maturò fra il 2008 e il 2009, in coincidenza con il crollo del budget sanitario, e i crediti non riscossi.

Dunque, secondo la difesa, ci sarebbero stati i margini per evitare il fallimento. La prossima udienza è fissata al 5 giugno.

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