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Bancarotta fraudolenta: 8 arresti, coinvolto anche un commercialista di Chieti

Finanza e Squadra Mobile di Chieti sgominano un gruppo criminale facente capo all'imprenditore pescarese Mauro Mattucci. Sequestrato anche il Tortuga a Montesilvano. L'imposta evasa supera i 6 milioni di euro

Otto ordinanze di custodia cautelare, di cui cinque ai domiciliari e tre in carcere, sono state eseguite nelle prime ore del mattino per reati di tipo tributario, fallimentare e societario. Diverse le bancarotte fraudolente accertate assieme all’emissione di fatture false per 13 milioni. L’imposta evasa supera i 6 milioni di euro.

L’operazione, dal nome “Viribus Unitis”, è stata conclusa dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Chieti e dalla Squadra Mobile della Questura di Chieti che insieme sono riusciti a sgominare un gruppo criminale facente capo all’imprenditore Mauro Mattucci di Montesilvano. 

GLI INDAGATI - Sono una decina le società, finite nel mirino degli inquirenti, direttamente o indirettamente collegate all’imprenditore i cui conti sono stati sottoposti a sequestro preventivo assieme a 17 unità immobiliari di proprietà della Edils S.r.l., fra cui la famosa struttura turistico-ricettiva Tortuga, al confine tra Pescara e Montesilvano,proventi della distrazione fallimentare. In carecre sono finiti Mauro Mattucci, 59 anni, Giuliano Capurri, 55 anni, e Antonio Gentile, 59, tutti di Montesilvano. Ai domiciliari sono stati posti invece Marco Mattucci, 37 anni, Vincenzo Misso, 50 anni, Nando Di Luca, 32 anni, tutti e tre residenti a Montesilvano, Carla Cameli, 58 anni, di Roma, Valerie Laurence Lighezolo, 48 anni, residente a Città Sant'Angelo. Nei confronti di due commercialisti, Antonio Cristofanelli di Chieti e Lara Martini, della provincia di Frosinone, ai quali non è contestato il reato associativo, è stato notificato un provvedimento interdittivo della professione.

AFFARI SOSPETTI - Veloce la scalata del gruppo Mattucci che aveva avviato la propria attività nel settore dell’edilizia residenziale estendendosi poi anche nel settore dell’edilizia commerciale (a Civitanova Marche ha realizzato uno dei più grandi centri commerciali d’Italia) e, da qualche anno, in quello del recupero dei materiali ferrosi. L’attenzione degli investigatori, che già tenevano d’occhio il gruppo dell’imprenditore Mauro Mattucci, è stata attratta da una serie di operazioni economico finanziarie rilevanti, che si sono ripetute in più occasioni e che sembravano avere sempre lo stesso scopo: acquisire società sane ma in crisi di liquidità, svuotarle dei beni posseduti, intestarle a prestanome e poi farle fallire dopo averne trasferito la sede legale.

“Mauro Mattucci nel giro di dieci anni era riuscito a passare da piccolo imprenditore con redditi praticamente inesistenti, a capo di una serie di società nonché di una vera e propria holding criminale ben strutturata e perfettamente inserita nel tessuto economico/sociale non solo abruzzese – hanno spiegato in conferenza stampa al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Chieti - .Il successo di questa scalata è stato reso possibile sia grazie alla indubbia capacità intimidatoria che il Mattucci era in grado di esercitare: in alcuni casi risulta che imprenditori locali siano stati costretti con violenze e minacce a cedere le proprie attività commerciali a condizioni particolarmente svantaggiose, e sia grazie alla sua capacità di avvalersi di professionisti in grado di dare una parvenza legale alle sue operazioni illecite”. 
 
Ventuno le persone denunciate alla Procura della Repubblica di Chieti e che dovranno rispondere a vario titolo del reato associativo finalizzato alla frode fiscale e alla bancarotta fraudolenta per distrazione. Inoltre è stato disposto il sequestro preventivo per equivalente fino alla concorrenza dell’ammontare dell’imposta evasa di 43 rapporti bancari e 48 unità immobiliari riconducibili a società e persone indagate.

PRECEDENTI - Le società, finite nel mirino degli inquirenti, direttamente o indirettamente collegate all’imprenditore di Montesilvano, già coinvolto nel 2009, insieme a soggetti noti della malavita pescarese e teatina in un’inchiesta sul riciclaggio di auto di grossa cilindrata che portò agli arresti di 46 persone in tutto l’Abruzzo tra cui lo stesso Mattucci per il quale venne disposta la misura cautelare ai domiciliari.
 

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