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Bancarotta società comunale in Campania: arrestata commercialista teatina

In manette assieme a un altro teatino e ad altri due soggetti per bancarotta fraudolenta della società di gestione rifiuti in Campania, corruzione e peculato. Oltre 20 milioni di debiti il passivo della partecipata fallita

Ci sono anche due professionisti di Chieti tra le quattro persone arrestate per la bancarotta della società Castellammare di Stabia Multiservizi spa in Campania, affidataria della gestione del servizio rifiuti del comune in provincia di Napoli: si tratta di M.B., ex amministratore unico e poi direttore generale e di F. R., ex amministratore. Sono indagati per bancarotta fraudolenta, anche societaria, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e peculato assieme a F. D.V., ex coordinatore tecnico della Cabina di regia, e F.M. consulente dell'allora sindaco in materia societaria.

Le indagini si sono concentrate sull'alternanza di ruoli tra M.B. ed F.R, che ha assunto il ruolo di amministratore quando M.B. fu nominata direttore generale; quest'ultima, secondo i pm di Torre Annunziata, "non ha perso l'effettivo comando della partecipata" continuando a gestirla "in prima persona con pieni poteri decisori, continuando a intrattenere i rapporti con gli istituti di credito in contrasto con quanto indicato nel suo contratto".

Questo assetto di comando, secondo il procuratore Alessandro Pennasilico "ha permesso ai due imputati di sottrarre dalle casse della Multiservizi, appropriandosene in prima persona o favorendo soggetti terzi, oltre 450mila euro, senza tener conto delle somme di cui hanno beneficiato il Marinelli e il De Vita e senza tener conto degli emolumenti istituzionali percepiti". Per entrambi si ritengono consumati reati tributari e di bancarotta documentale in relazione al 2011 e al 2012.

L'ordinanza eseguita questa mattina dalla Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia, contiene accuse nei confronti dei quattro "hanno condotto la Multiservizi al fallimento nella consapevolezza dello stato comatoso dei suoi conti e della loro stessa inerzia nel porre in essere attività volte al rilancio della partecipata" che ha un passivo fallimentare di oltre 20 milioni di euro.

Per i due commercialisti si ritengono consumati reati tributari per omesso versamento di tributi e il reato documentale e sottrazione e occultamento delle scritture contabili della società di cui non vi è traccia, creando un debito milionario con Equitalia per mancato versamento di tributi.

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