Cronaca Atessa

Negate le ore di sostegno, studente disabile abbandona la scuola

Vito frequenta la quarta superiore ad Atessa e la preside non gli ha assegnato un insegnante di sostegno. Negato il diritto all'istruzione, nonostante la legge reciti il contrario il giovane, che vive con la madre disoccupata, si è ritirato dagli studi

Vito è iscritto alla quarta superiore di una scuola di Atessa. Convive con una disabilità e per questo ha diritto ad essere seguito, almeno alcune ore alla settimana, da un insegnante di sostegno. Eppure, a partire da quest’anno scolastico, Vito non ha beneficiato di nessuna ora di sostegno. Zero ore, è stata l'irremovibile decisione della dirigente scolastica a settembre.

Così il ragazzo si è sentito rifiutato dalla scuola e ha smesso di frequentarla con regolarità. Così resta a casa con la madre, separata dal padre e senza lavoro. La famiglia non ha i mezzi per intraprendere le battaglie legali necessarie a ripristinare il diritto dello studente.

Una vicenda che cozza con la sentenza 215 emessa dalla Corte Costituzionale il 3 giugno 1987 che sancisce il diritto pieno e non condizionato degli alunni con disabilità a frequentare la scuola superiore. In particolare la Corte Costituzionale stabilisce che gli alunni affetti da un handicap non siano da considerare irrecuperabili, ma che anzi devono integrarsi per i compagni. La vicinanza dei coetanei favorisce la socializzazione e l’apprendimento. Proprio per questo è necessario un insegnante di sostegno, presente per un numero di ore adeguato ogni settimana.

La sentenza recita anche che una “artificiosa interruzione, facendo mancare uno dei fattori favorenti lo sviluppo della personalità, può comportare rischi di arresto di questi, quando non di regressione”. Più concretamente, senza aver più un insegnante che lo segua nel percorso scolastico, Vito si è chiuso in se stesso. E non solo rischia di vanificare tutto il lavoro svolto nel corso dei suoi anni di studio, ma potrebbe addirittura regredire.

A questa si aggiunge la legge 104 del 5 febbraio 1992, che regola l’assistenza, l’integrazione e i diritti delle persone diversamente abili, che non solo garantisce la promozione del “superamento di ogni forma di emarginazione e di esclusione sociale”, ma parla anche di “provvedimenti che rendano effettivi il diritto all'informazione e il diritto allo studio della persona handicappata, con particolare riferimento alle dotazioni didattiche e tecniche, ai programmi, a linguaggi specializzati, alle prove di valutazione e alla disponibilità di personale appositamente qualificato, docente e non docente”.

E ancora la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, approvata dalle Nazioni Unite nel 2006, ratificata dal Parlamento italiano nel 2009, riconosce “il diritto all’istruzione delle persone con disabilità. Allo scopo di realizzare tale diritto senza discriminazioni e su base di pari opportunità, gli Stati Parti garantiscono un sistema di istruzione inclusivo a tutti i livelli ed un apprendimento continuo lungo tutto l’arco della vita”.

La vicenda del giovane di Atessa andrà a gonfiare le statistiche sull’evasione scolastica. Numeri che però non raccontano i diritti violati, quello allo studio prima di tutti, che non mettono in evidenza la scarsa volontà  delle istituzioni di consentire ad un adolescente disabile di integrarsi e formarsi come tutti i suoi coetanei.

Sulla difficile vicenda di Vito intervengono il coordinatore regionale Giovani Idv, Giampiero Riccardo e la responsabile dipartimento diversabilità Idv, Barbara Monaco, candidati rispettivamente alla Camera e al Senato con Rivoluzione Civile. “Chiediamo – dicono- che vengano ripristinati nel più breve tempo possibile i finanziamenti allo stato sociale e l’intervento, in questo caso, delle autorità scolastiche di competenza, affinché venga applicato l’articolo 3 della Costituzione che cita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di condizioni personali e sociali”.

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