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Trenta arresti della polizia, sgominata organizzazione mafiosa nigeriana: il capo era in Abruzzo

Il capo dell'organizzazione criminale aveva come base L'Aquila ed è stato arrestato insieme ad altre 29 persone in 14 province italiane

Sono in totale 30 le misure cautelari eseguite questa mattina, lunedì 26 aprile, dalla polizia nell'ambito dell'operazione "Hello Bross", nei confronti di altrettanti cittadini di nazionalità nigeriana che vivono in Italia.
Come riferisce l'Adnkronos, gli agenti della polizia di Stato dell'Aquila, insieme al servizio centrale operativo della polizia di Stato, delle squadre mobili di Roma, Rieti, Bari, Caserta, Napoli, Reggio Emilia, Parma, Modena, Catania, Genova, Messina, Potenza e Terni, hanno hanno eseguito 30 misure cautelari in carcere.

Gli arrestati sono ritenuti membri dell'organizzazione mafiosa nigeriana denominata Black Axe che è considerata responsabile di numerosi reati tra cui traffico di stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, truffe romantiche, truffe informatiche e riciclaggio anche attraverso la compravendita di bitcoin, per un totale di quasi 100 capi di imputazione. Sono state eseguite, inoltre, venticinque perquisizioni domiciliari e personali nei riguardi di altrettanti cittadini nigeriani parimenti indagati per associazione di stampo mafioso. I provvedimenti restrittivi sono frutto di una articolata e complessa attività d'indagine condotta dalla squadra mobile dell'Aquila, dalla sezione di polizia giudiziaria e dal servizio centrale operativo, con la collaborazione del servizio di cooperazione internazionale di polizia e dal servizio polizia scientifica.

L'attività di indagine ha permesso di verificare l'esistenza e l'operatività, in Italia, di una associazione a delinquere di stampo mafioso costituente un'articolazione dell'organizzazione criminale denominata Black Axe, che ha i suoi vertici in Nigeria: il capo di zona in Italia è stato identificato in un nigeriano di 35 anni che dirigeva, dalla città dell'Aquila, tutte le attività criminali del sodalizio. In particolare, è stata ricostruita l'intera struttura dell'organizzazione criminale, individuandone i vertici nazionali e i componenti delle articolazioni periferiche (Forum) presenti in diverse città italiane, tutti appartenenti ad una struttura associativa unitaria facente capo, in Italia, al nigeriano stanziale all'Aquila. Gli indagati si sono resi autori di numerosi reati, in prevalenza rientranti nel cybercrime, realizzando così cospicui guadagni: le evidenze investigative hanno delineato una struttura, operante anche a livello transnazionale, dedita alla commissione dei delitti con compiti svolti in modo modulare da ciascun appartenente. Una particolare forma di truffa informatica consisteva nell'acquisto di bitcoin con i quali venivano poi reperiti, nel mercato del darknet, i numeri delle carte di credito clonate che venivano a loro volta utilizzate per comprare sui siti e-commerce numerosi beni e servizi, quali cellulari, televisori, computer, abbigliamento e scarpe di marca, biglietti aerei etc. L'attività investigativa e gli accertamenti patrimoniali, questi ultimi condotti anche grazie alla preziosa collaborazione dell'unità informativa finanziaria della Banca d'Italia e dell'ufficio antiriciclaggio di Poste Italiane, hanno permesso di cristallizzare solidi elementi di responsabilità nei confronti degli appartenenti al gruppo criminale mafioso, dotato di cospicue disponibilità di denaro e diffuso in vari paesi europei ed extraeuropei.

Il denaro provento dei vari delitti veniva reinvestito in un vero e proprio reticolo di transazioni finanziarie che rendevano più difficile la tracciabilità del denaro, nel tentativo di dissimulare l'origine illecita dei fondi. Nonostante il tentativo di adottare un basso profilo da parte del capo del gruppo criminale "Zonal Head Italia", le indagini hanno messo in luce la presenza di un'organizzazione gerarchica, caratterizzata da aggressività e violenza, dotata di rigide regole di condotta che ne disciplinano l'accesso e dalle quali discendono, per gli appartenenti, precisi obblighi la cui osservanza è finalizzata al rafforzamento della consorteria e del vincolo associativo. Altre peculiarità emerse nel corso delle investigazioni sono l'utilizzo di determinate terminologie, simbologie e gestualità, riti di affiliazione, collegamenti con la casa madre nigeriana e con le altre zone, cioè delle macroaree corrispondente a una o più nazioni; il gruppo criminale effettuava anche delle raccolte di denaro in favore dei sodali arrestati con la presenza di una cassa comune con la tenuta di un libro mastro. Queste sono solo parte delle evidenze investigative emerse nei due anni in cui la polizia di Stato dell'Aquila ha svolto le indagini che hanno visto gli investigatori della squadra mobile della questura e della sezione di polizia giudiziaria aquilane e del servizio centrale operativo impegnati nelle attività di raccolta, analisi, approfondimento e riscontro di un notevole quantitativo di conversazioni telefoniche, ambientali e telematiche, comunicazioni sui social e sulla posta elettronica, nonché l'analisi di conti correnti, il tracciamento dei flussi di denaro e delle cripto valute, servizi di osservazione e pedinamento effettuati su tutto il territorio nazionale. Grazie a tale serrata attività, si sono accesi i riflettori su una radicata organizzazione criminale mafiosa di origine nigeriana, presente in Italia ed in Europa, che non è dedita soltanto a commettere crimini comuni ma che si è ben strutturata anche per rivolgersi a network criminali più evoluti e raffinati.

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