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Quegli smartphone senza filtri di fronte alla cronaca: “Perché voi giornalisti sì e io no? Devo fare la diretta su Facebook"

Durante l'operazione delle forze dell'ordine a Lanciano si ripete lo spettacolo impietoso degli obiettivi degli smartphone pronti a immortalare tutto, senza i filtri che la professionalità e la deontologia giornalistica impongono

La diretta social sull’orrore non fa sconti a niente e a nessuno. Avevamo già assistito allo spettacolo impietoso degli obiettivi degli smartphone pronti a immortalare, senza i filtri che la professionalità e la deontologia giornalistica impongono, il volo dal cavalcavia dell’A14 pochi mesi fa, quando la cronaca si tinse del nero più cupo con la strage della famiglia Filippone

È successo di nuovo, questa mattina, a Lanciano, nel cuore del centro della città del miracolo eucaristico, fino a pochi giorni fa nota fuori dai confini regionali soprattutto per i quattro gloriosi anni in serie B, oggi salita alla ribalta della cronaca usa e getta per la cruenta rapina di Villa Carminello. Accade così che, in un fresco mattino di inizio autunno, le forze dell’ordine riescano a catturare i banditi che si sono macchiati di quell’orrendo delitto. Ma, senza alcuna ragione, la folla si riversa sotto il presunto “covo” della banda, di fronte alla chiesa di Santa Chiara da cui nel periodo pasquale escono le suggestive processioni del Giovedì e Venerdì Santo.

Qui, in una mattinata feriale, si riversa l’umanità più varia: anziani, ragazzi, casalinghe con la busta della spesa, bambini con cagnolino al seguito. Tutti con le braccia tese al cielo e armate di smartphone ultimo modello e carica piena. Scattano, registrano, condividono, fanno partire dirette Facebook con tanto di saluti agli spettatori, commenti e giudizi sommari. Un pot-pourri di umanità che spesso non ha strumenti per comprendere e allora spinge, offende i professionisti impegnati a raccontare (“perché voi state lì e io no? Io devo fare la foto per Facebook”), le forze dell’ordine, ché “è uno scandalo, quanto ci vuole a portarceli?”. Fino all’invito finale: “Abbiamo fame, non possiamo aspettare così tanto, siamo stanchi”.

Ma allora, ha ancora senso il mestiere del giornalista? Perché formarsi, informarsi, raccontare, verificare le notizie, se la folla si accontenta del pettegolezzo che corre di smartphone in smartphone, con lo scopo solo di “guardare in faccia chi è stato e offenderlo”? La risposta, nostro malgrado, è affermativa. Ha ancora senso informare correttamente, nel rispetto di chi ogni giorno dà fiducia alla professionalità di chi cerca di fare il cronista in maniera seria, corretta e rispettosa della deontologia che un mestiere così nobile impone. 

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