Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca Lanciano

"Influencer" di armi e materiale esplosivo: il bombarolo finisce in manette, l'indagine partita dalle microcamere in casa degli inquilini

Gli vengono contestati reati legati alla produzione e al possesso di materiale pericoloso, per cui diffondeva sui social consigli per la preparazione. In più, secondo la procura, "istigava alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico"

Come "Il bombarolo" di Fabrizio De André, "con amore" si dedicava al tritolo. Ma era una passione, almeno secondo quanto accertato per il momento, solo per i processi chimici necessari a produrre materiale esplosivo e per la condivisione della conoscenza. 

E, alla fine, il "bombarolo", seguitissimo sui social network, all'alba di questa mattina, è finito in manette: si tratta di un uomo di 46 anni di Lanciano, incensurato, dipendente di una ditta della Val di Sangro. Un "lupo solitario" che, dopo aver studiato da autodidatta i processi chimici per realizzare le armi e gli esplosivi, li ha messi in pratica con il solo scopo apparente di condividere il suo "sapere".

I reati che gli vengono contestati, tutti legati alla fabbricazione al possesso di armi ed esplosivo, sono pesanti: è accusato di aver fabbricato e detenuto armi di guerra o tipo guerra, munizioni da guerra ed esplosivi; di aver fabbricato e detenuto materiale esplodente non riconosciuto e classificato dal ministero dell'Interno; di aver fornito istruzioni online, su diversi profili social, sulla preparazione e l'uso di materiali esplosivi, armi da guerra e/o altri congeni micidiali; di aver detenuto abusivamente munizioni per armi comuni da sparo sia corte che lunghe con obbligo di denuncia, nonché materiale esplodente, compreso dalle categorie previste dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza; per aver fabbricato e detenuto armi clandestine; per aver istigato alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico, tramite la pubblicazione di un video sulla propria pagina social. 

L'operazione è stata ricostruita questa mattina in una conferenza stampa dal questore Annino Gargano, dalla dirigente del commissariato Lucia D'Agostino e dal capo della Digos Coriolano Conte. Le indagini, coordinate dalla direzione centrale della polizia di prevenzione di Roma, sono state condotte dagli agenti del commissariato frentano e dalla Digos della questura di Chieti, con l'ausilio degli esperti telematici della polizia postale di Pescara e delle unità cinofile. 

Dopo un'accurata indagine e una serie di sequestri, il gip del tribunale di Lanciano Massimo Canosa ha firmato il provvedimento di custodia cautelare richiesto dal sostituto procuratore Francesco Carusi. Il 46enne è finito agli arresti domiciliari: l'uomo vive solo e il magistrato ha riscontrato che non sussistesse, dunque, il pericolo di inquinamento delle prove. A suo carico, il questore ha disposto anche un provvedimento di prevenzione personale: gli è stato vietato ogni tipo di contatto con altre persone e dunque gli sono stati sequestrati tutti i dispositivi. Ogni sua trasgressione al provvedimento lo farà finire dritto in carcere.

L'indagine

L'attività investigativa è nata per una semplice coincidenza: "Dalla piccole cose - ha osservato il questore Gargano - si arriva alle grandi". È il 2020 quando una giovane coppia, che ha preso un appartamento in affitto a Lanciano, si rivolge al commissariato per una denuncia. Nell'abitazione in cui vivono, i due hanno scoperto una serie di microcamere e temono per la loro privacy. 

Immediatamente scattano le indagini e, a quel punto, si scoperchia il vaso di Pandora. Gli agenti scoprono che effettivamente quelle microcamere esistono e sono collegate a un pc di proprietà del padrone di casa, il 46enne arrestato oggi. Ma, nel materiale informatico trovato, non c'è alcuna traccia di eventuali video o immagini della giovane coppia effettivamente registrati, dunque, non c'è prova che il reato di interferenze illecita nella vita privata sia stato commesso. 

Quello che gli investigatori trovano, però, è molto di più. Nei pc c'è una serie di video, tutorial, corrispondenza via social in cui il 46enne mostra la sua abilità manuale e chimica nel realizzare e maneggiare esplosivi e armi esplosive. Secondo quanto ricostruito, l'uomo, molto riservato, che conduce una vita sociale scarna, dedica tutto il suo tempo libero a quella che appare una passione, benché molto pericolosa: dare sfoggio delle sue "abilità" sul web, elargire consigli al folto seguito, realizzare clip su richiesta. 

Così, a novembre, sono scattati i primi interventi, per interrompere quella che il questore ha definito come "una pericolosissima potenziale azione criminale".

Gli esperti della polizia postale di Pescara hanno passato al vaglio gli account del 46enne, individuando diversi video tutorial in cui venivano pubblicizzate le armi e gli ordigni esplosivi artigianali e se ne illustrava il loro utilizzo.

L'indagine è ancora in corso: in particolare, ci si sta concentrando sui contatti online del 46enne, per appurare la natura dell'interessamento di queste persone al materiale esplosivo. Finora è stato appurato che l'uomo non ha mai venduto gli ordigni artigianali realizzati e che agiva sempre da solo, intessendo contatti unicamente virtuali.

Armi ed esplosivi

Quando la procura ha dato l'autorizzazione, è scattata la perquisizione domiciliare. In un garage adibito a officina sono state trovate diverse centinaia di armi, parti di arma anche dall'alta capacità offensiva, come un fucile a pompa, una carabina artigianale ad aria compressa, un lanciafiamme artigianale, proiettili anche da guerra, polvere nera. Ma, quel che ha preoccupato di più gli investigatori, è stato un ordigno rudimentale con innesco pronto ad esplodere. Le perizie tecniche condotte in seguito hanno appurato un'elevata capacità offensiva del dispositivo.

Nell'arsenale c'erano anche una bottiglia molotov con innesco pronta all'uso e una serie di candelotti con inneschi vuoti, micce, altri detonatori, munizioni varie, parti di munizionamento e strumentazione. In uno degli ordigni, addirittura, sono state trovate piccole sfere di plastica. C'erano inoltre materiali chimici come fertilizzanti e soda, che si possono usare per produrre materiale esplosivo. Tutto il materiale è stato sottoposto a sequestro. 

Inoltre, in casa dell'indagato sono stati trovati alcuni appunti manoscritti, una sorta di manuale in cui venivano trascritte tutte le procedure chimiche per realizzare le "creazioni".

I video

Oltre ai vari "tutorial" per realizzare materiali esplosivi in casa, c'è un video che più di tutti rischia di costare caro all'indagato e per il quale deve rispondere anche di istigazione a commettere disobbedienza alle leggi dell’ordine pubblico.

Nei fotogrammi si vede l'uomo che, con il volto coperto da una maschera di Anonymous e uno schermo che trasmette immagini di disordini di piazza, "pubblicizza" la costruzione di maschere antigas, da usare in caso di tumulti. In un'altra clip, viene mostrata l’esplosione a distanza del pc. In un altro ancora, in cui il "bombarolo" illustra ai suoi followers come realizzare gli ordigni artigianali, si dice anche "lieto di condividere quel poco che so, finché non mi arrestano". Tutti i video, ovviamente, sono stati oscurati per non renderli più visibili sul web. 

"Riteniamo di aver messo un primo freno a questa situazione - ha commentato il questore - che nel tempo poteva permettere di sviluppare ulteriormente le potenzialità". Gargano ha poi ringraziato ed elogiato "la professionalità e bravura delle donne e degli uomini del commissariato, della Digos, degli artificieri e unità cinofile di Pescara". 

VIDEO-I tutorial del "bombarolo" frentano e le armi che custodiva in garage

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