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25 anni fa l'inizio della Tangentopoli teatina: oggi chi la ricorda?

Un quarto di secolo dopo gli arresti del sindaco Buracchio e della sua giunta, l'indignazione e la voglia di giustizia di quei giorni sembra essere sparita

Un quarto di secolo fa, la placida e feconda Chieti salì alla ribalta nazionale per eventi non proprio esemplari. Era il 2 febbraio 1993, il giorno in cui la Tangentopoli teatina esplose un anno dopo quella che travolse l’intero panorama politico nazionale. 

La giunta monocolore della Democrazia Cristiana, guidata dal sindaco Andrea Buracchio, fu decapitata dalla manette. Il primo cittadino, il più giovane d’Italia, finì in manette per ultimo, il giorno di San Valentino. Prima, a Madonna del Freddo erano finiti 5 assessori e diversi tecnici comunali.

I cittadini di Chieti si destarono, scoprirono il meccanismo, sommerso ma non troppo, di tangenti, raccomandazioni, voti di scambio, commistioni fra appalti e politica, che animavano palazzo d’Achille e i lavori pubblici in città. Ad innescare la bomba fu Nicola Serano, imprenditore teatino che, nel corso di un interrogatorio, raccontò agli inquirenti le mazzette dietro l’appalto della scuola elementare di Selvaiezzi, a San Martino.

In città, l’indignazione esplose vivissima. Scritte sui muri, esultanza e bottiglie stappate per l’arresto del sindaco, la diretta televisiva di un giovane Michele Santoro, su una rete nazionale, per dire basta a una politica di malaffare. 

25 anni dopo, però, la città di Chieti non sembra ricordare. Come non lo ha fatto negli ultimi anni, ad eccezione di un’unica, solitaria voce, quella dell’associazione “Chieti nuova 3 febbraio”, così chiamata proprio perché sorse all’indomani degli arresti eccellenti. 

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