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Amianto sul tetto del centro di salute mentale, ma la Asl non vuole rimuoverlo

Dopo l'approvazione della mozione del consigliere comunale Ferrara (Chieti per Chieti), l'azienda sanitaria rassicura: "Non c'è rischio di inquinamento". Ma i cittadini protestano

Amianto che allarma i residenti nell’immobile di proprietà della Asl in viale Amendola 41, dove si trova il Centro di salute mentale, a pochi metri dal comando di polizia municipale di via Nicolini, da un asilo nido, dagli uffici del Comune. E oggi, a qualche mese di distanza dal primo allarme, i residenti della zona vogliono chiarezza dall’azienda sanitaria, che per sua natura dovrebbe dare garanzie sulla salute pubblica. 

Tutto inizia lo scorso novembre, quando il consigliere comunale Diego Ferrara (Chieti per Chieti) riceve la segnalazione da alcuni residenti. Così scrive alla Asl per due volte, l’8 e il 18 novembre, chiedendo spiegazioni sul tetto di amianto, fuorilegge da ormai 25 anni. 

Finalmente, il 7 dicembre, l’azienda sanitaria risponde che “non c’è rischio di inquinamento in atto causato dal materiale contenente amianto, viste sia le misure compensative e cautelative messe in atto, sia i monitoraggi periodici implementati al fine di accertare l’assenza di fibre di amianto disperse in aria”. La Asl, dunque, sa che quel tetto è potenzialmente pericoloso. “Eppure - commenta Ferrara - pur ammettendo che l’amianto c’è, la Asl non chiarisce quali controlli e con quale frequenza vengano effettuati”. 

Così, a gennaio, Ferrara presenta una mozione in consiglio comunale, che viene discussa e approvata all’unanimità nella seduta del 13 aprile, la quale impegna sindaco e giunta a fare il possibile affinché la Asl smantelli totalmente l’amianto. “Ma il giorno prima, per una strada coincidenza, l’area coperta da amianto inizia ad essere verniciata”.

“Il sindaco - precisa l’avvocato Federico Gallucci, che ha lo studio nella palazzina proprio di fronte a quella della Asl - ci ha rassicurato e si è impegnato a fare l’ordinanza per la rimozione dell’amianto. Ma devo stigmatizzare la negligenza della Asl, che dopo una lettera e un esposto alla procura della Repubblica non ci ha fatto avere il cronoprogramma di bonifica del tetto. Per legge le strutture deputate a bonifica e controllo dell’amianto sono le Asl, eppure, a casa sua, l’azienda sanitaria non la rispetta. Non è stata stabilita l’immediata rimozione dell’amianto, che va rimosso o inscatolato, come prevede una legge del 1992. La Asl dice di fare monitoraggi periodici: ma ogni quanto tempo? Chi ci dice che tra un controllo e l’altro le particelle nocive non si disperdano nell’aria? Stiamo parlando di un immobile al centro di Chieti”.

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