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alluvione, foto GenovaToday

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Alluvione Genova, il monito del Wwf Chieti: "Basta cemento sulle sponde dei fiumi"

L'associazione torna a sollevare il problema "maltrattamenti ambientali" . Di Francesco: "L'area sulla quale si vorrebbe continuare a costruire qui è stata per secoli periodicamente allagata dal fiume Pescara: non si può continuare a sfidare la natura sperando di farla sempre franca"

Genova e la Liguria colpite nuovamente da devastanti inondazioni, l’ultima appena tre anni fa, nell’ottobre 2011. E' la cementificazione dissennata che si è accumula e determina periodicamente disastri che provocano vittime e danni per milioni di euro. Il Wwf torna a lanciare l'ennesimo monito all'uso del territorio soltanto in termini di cementificazione e di occupazione del suolo e non esita a ricordare che i cosiddetti "maltrattamenti ambientali" sono frequenti anche a Chieti.

"Uno dei casi più clamorosi - dichiara Nicoletta Di Francesco, presidente del Wwf Chieti - riguarda, come è noto, i cosiddetti “Megalò 2” e Megalò 3”, progetti che prevedono una ulteriore colata di cemento a pochi passi dal fiume Pescara, nella stessa area naturale di espansione delle acque dove è stato assurdamente realizzato il complesso Megalò. Invece di cominciare a pensare alla delocalizzazione di una costruzione che non dovrebbe esistere, si vorrebbe cioè aggravare quello stravolgimento con potenziali gravissime conseguenze. Il fatto che oggi esista un grande argine a difesa del centro commerciale non annulla infatti il pericolo e anzi lo aumenta per i centri più a valle: Cepagatti, Sambuceto, Spoltore e Pescara. Tant’è vero che si continua a parlare di interventi di rimodellamento: casse di espansione artificiali per sostituire quelle naturali che si è assurdamente consentito di cancellare. Il tutto con largo impegno di denaro pubblico, cioè dei cittadini che pagano le tasse”.

Il Wwf, tramite i suoi volontari e l'avvocato Francesco Febbo, sta continuando a battersi contro i nuovi progetti anche attraverso le vie giudiziarie: è imminente un pronunciamento del Tribunale delle Acque cui seguiranno giudizi del Tar. "Confidiamo, ovviamente, che le sentenze definitive siano tali da favorire il rispetto dell’ambiente e gli interessi della collettività dei cittadini. Ma per garantire la salvaguardia del territorio – sottolinea ancora Nicoletta Di Francesco - occorre che la politica riscopra il proprio ruolo di programmazione. Quel che ancora una volta è accaduto in Liguria – conclude – deve farci riflettere. L’area sulla quale si vorrebbe continuare a costruire è stata per secoli periodicamente allagata dal fiume Pescara: non si può continuare a sfidare la natura sperando di farla sempre franca. Il secondo disastro in Liguria in pochi anni, l’ennesimo di una lunga serie in Italia, e la stessa piccola alluvione che nel dicembre scorso ha costretto il sindaco a chiudere per due giorni Megalò a titolo precauzionale, rappresentano moniti importanti che non possiamo ignorare”.

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