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5 stelle: "Sbagliato destinatario dell'ordinanza per la messa in sicurezza di Colle Sant'Antonio"

"Il 24 luglio - dicono Argenio e D'Arcangelo - il sindaco ha firmato un'ordinanza per l'ex legale rappresentante della società proprietaria del terreno. Ma avrebbe dovuto indirizzarlo all'ex proprietario del terreno su cui si trova il sito di stoccaggio"

"A due mesi dal rogo del sito di stoccaggio rifiuti di Colle Sant'Antonio la situazione resta pericolosa per l'ambiente e per la salute dei cittadini, vista anche la possibilità di libero accesso al terreno e la Procura della Repubblica sta indagando sugli esposti e le denunce ricevute nei giorni scorsi". La denuncia arriva dai consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Ottavio Argenio e Manuela D'Arcangelo. 

L'incendio è scoppiato nella notte fra il 27 e il 28 giugno in un'area vastissima, piena di rifiuti potenzialmente pericolosi, sotto sequestro da tempo. Le ordinanze sindacali del periodo successivo hanno previsto divieti solo per le aree immediatamente a ridosso della discarica abusiva. Eppure, la collina continuò a bruciare e a fumare per giorni, causando uno strascico di polemiche che ancora non si placa. 

"Le analisi Arta - proseguono i due consiglieri - hanno fornito risultati solo parziali e la sensazione avuta, nei giorni immediatamente successivi al rogo, è stata quella di voler ridimensionare il potenziale pericolo legato alle sostanze chimiche e tossiche sprigionate dalle fiamme. Ciò che desta maggiori perplessità, in ogni caso, è l'operato del sindaco di Chieti che, il 24 luglio  dopo aver ripetutamente affermato di non avere strumenti giuridici per poter intervenire sullo stato delle cose, ha emesso l'ordinanza numero 5 con la quale ha ordinato a Domenico Leombruni l'adozione immediata di ogni atto ed azione per la messa in sicurezza del sito". Eppure, dicono Argenio e D'Arcangelo, questo genere di atti di tipo amministrativi rientrano nella competenza dei dirigenti comunali, non del sindaco: "Si tratta di atti amministrativi - precisano - che impegnano l'amministrazione verso l'esterno e non atti di controllo politico-amministrativo degli organi di governo dell'ente, né possono considerarsi ordinanze contingibili ed urgenti". 

"L'elemento di maggiore criticità - proseguono - è tuttavia legato al destinatario del provvedimento: Domenico Leombruni, legale rappresentante della Serv.Eco. s.c.a.r.l. ai tempi del procedimento penale. Attualmente invece, la società proprietaria del sito è in stato di liquidazione ed il liquidatore risponde al nome di Giovanni Simone, ex proprietario del terreno sul quale incide il sito di stoccaggioEra questo il soggetto al quale l'ordinanza doveva essere notificata per avere una minima speranza che la stessa venisse ottemperata. Pare assurdo che il Sindaco di Chieti abbia commesso un simile e grossolano errore nella semplice attività di individuazione della persona fisica destinataria del provvedimento. Ciò comporta che si possano nutrire seri dubbi sulle capacità degli uffici comunali e dello stesso sindaco di adempiere ai compiti elementari connessi con le tipiche funzioni istituzionali".

"Una simile “svista” - incalzano - lascerebbe sorgere il dubbio che l'errore potrebbe, in realtà, essere voluto al fine di prendere tempo con la giustificazione di dover notificare una seconda ordinanza al reale soggetto destinatario e svincolarsi così dall'obbligo normativo di provvedere alla messa in sicurezza ed al ripristino delle condizioni del sito in caso di inottemperanza da parte del privato. Il Comune di Chieti ha realmente raschiato il fondo delle risorse economiche e adesso non riesce neppure a garantire la dovuta sicurezza ai suoi cittadini".

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