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Alimentazione

Dieta vegana, i vantaggi e i falsi miti

L’alimentazione plant based consuma meno acqua, causa l’emissione di meno gas serra e necessita di meno terre fertili per il suo sostentamento

Ricorre a novembre il World Vegan Month, istituito nel 1994 da Louise Wallis, all’epoca presidente della Vegan Society, la prima organizzazione vegana della storia.

Il veganismo si basa sull’adozione di uno stile di vita che elimina risorse di origine animale e che consente maggiore risparmio di acqua, minor utilizzo di terre fertili e riduzione di emissioni di gas serra.

Il delivery anti-spreco di frutta e verdura 100% made in Italy, Babaco Market, insieme alla dottoressa Silvia Goggi, medico specialista in scienza dell’alimentazione, nutrizionista, autrice di best-seller e divulgatrice sui benefici dell'alimentazione plant-based, propone un’analisi su dati, vantaggi e falsi miti sulla dieta vegana.

Verso uno stile di vita vegano

Sono sempre più gli italiani che scelgono di abbracciare uno stile di vita vegano. L’ultimo rapporto Eurispes ha evidenziato che il 2,4% degli italiani ha eliminato tutti i derivati animali dalla propria tavola.

Chi ha cambiato, lo ha fatto per varie ragioni, tra cui la salvaguardia dell’ambiente, del pianeta e delle sue risorse. Si aggiungono motivi di salute e rispetto per gli animali.

Vantaggi della dieta vegana

Dichiara la dottoressa Goggi:

“L’alimentazione plant based consuma meno acqua, causa l’emissione di meno gas serra e necessita di meno terre fertili per il suo sostentamento, posizionandosi come la scelta più coerente per chi ha a cuore il destino del pianeta. Nutrire, allevare e smaltire le deiezioni degli animali da reddito per ottenere nutrienti utili all’uomo è un processo altamente dispendioso dal punto di vista di utilizzo di acqua e terreni fertili. Il 43% delle terre emerse (calcolate escludendo già ghiacciai e deserti) sono utilizzate per l’agricoltura intensiva (e l’83% di queste servono per coltivare vegetali che diventeranno mangime), e l’allevamento di animali per la produzione di cibo è, da solo, responsabile del 31% delle emissioni di gas serra (e del 56-58% di tutte le emissioni per la produzione di cibo in generale).

Ne vale la pena? No. I cibi animali così prodotti apportano il solo 37% delle proteine e solo il 18% delle calorie, che potrebbero benissimo essere assunte direttamente dai vegetali con notevole risparmio di risorse (acqua, terreno) ma anche con meno emissioni di gas serra”.

Falsi miti dell’alimentazione vegana

Sono molti i falsi miti che aleggiano sulla dieta vegana. Uno tra tutti è quello che i vegani soffrano di carenze proteiche.

“Spesso si pensa che l’alimentazione vegana non fornisca un apporto proteico sufficiente all’organismo. Ma in realtà tutti gli aminoacidi, anche quelli essenziali, provengono dal mondo vegetale. Ciò che è importante da un punto di vista nutrizionale non è la percentuale di amminoacidi essenziali nel singolo alimento vegetale, ma quelli contenuti in totale nella dieta giornaliera e con un’alimentazione vegetale si riesce a superare la quantità di proteine consigliata”.

I vegani devono assumere integratori alimentari per sopperire a possibili di carenze?

“L’aspetto dell’integrazione suscita spesso diffidenza nei confronti dell’alimentazione vegana. Tuttavia, l’unico integratore che un vegano deve assumere rispetto a un non-vegano è la vitamina B12, una vitamina di produzione batterica che si trova sia nel terreno sia nello stomaco di alcuni ruminanti. Vitamina di cui necessitano anche i vegetariani, i flextiariani (i vegetariani flessibili, ovvero che consumano carne con delle limitazioni e a frequenza sporadica) e spesso anche chi consuma carne regolarmente, per motivi di mancato assorbimento o insufficiente apporto”.

Sul ferro animale, la dottoressa ricorda che:

“Il ferro animale, infatti, si assorbe in percentuale leggermente maggiore, ma senza possibilità di inibirne l’entrata quando invece se ne ha già in eccesso nei depositi - e un eccesso di ferro è pro-infiammatorio. L’assorbimento del ferro vegetale, invece, avviene in modo da mantenerne uno stato nutrizionale più che sufficiente in chi segue una dieta vegetale, senza pericolo di eccedere”.

I vegani assumono poco calcio perché non assumono latticini? Anche questo è un altro mito da sfatare.

“Le mucche non producono il calcio, ma riversano nel loro latte quello presente nei vegetali che mangiano. Il calcio infatti è un minerale del suolo, che si concentra in alcuni vegetali in particolare. Consumando quindi verdure verdi in foglia, soia e derivati, crucifere, sesamo e mandorle, si è già a buon punto. Quasi tutte le bevande e gli yogurt vegetali presenti in commercio, inoltre, ne sono addizionati, rendendo il raggiungimento del fabbisogno di questo nutriente ancora più facile”.

I vegani assumono troppi carboidrati, per compensare, quindi ingrassano di più. Anche questo non è vero.

“Una dieta vegana ha una densità calorica bassissima, il che, unito al suo elevato potere saziante, la rende uno stile alimentare vantaggioso per chi desidera mantenere il peso oppure deve intraprendere un percorso volto al calo ponderale. Con più carboidrati, si è solo più felici.”

La dieta vegana è molto costosa? Non proprio, anzi. “I legumi costano molto meno della carne. Inoltre, gli alimenti che vengono da altri Paesi non sono affatto necessari per raggiungere l’adeguatezza nutrizionale della propria alimentazione vegana – lo si può fare anche a km0, preferendo l’olio di oliva all’avocado, il riso alla quinoa e le mandorle siciliane agli anacardi, per esempio”, conclude la dottoressa Goggi.

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