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Sabato, 22 Gennaio 2022
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Morti sul lavoro, l'Abruzzo in "zona rossa": con 35 casi è tra le regioni con i dati peggiori d'Italia

Il triste primato nella nostra regione spetta alla provincia di Pescara, con 11 casi, mentre Chieti è la quarta, con 8 vittime nel corso del 2021

L'Abruzzo è una delle regioni italiane con i numeri più alti di morti sul lavoro, conquistando i gradini più alti della triste classifica tracciata da Vega osservatorio sicurezza. Così, la nostra regione si classifica in "zona rossa" rispetto alle morti bianche, con 35 vittime.

Per quanto riguarda le province, è Pescara a registrare il dato peggiore, con 11 casi, con un'incidenza sugli occupati pari al 91,8%, classificandosi quinta a livello nazionale. Segue L'Aquila, al 14esimo gradino, con 8 casi e un indice del 71,2%, poi Teramo, al 18esimo, con 8 casi e l'indice al 66,5%. Chiude la classifica Chieti, al 27esimo posto della graduatoria nazionale, con 8 casi e l'indice al 58,8%. 

Secondo l'Osservatorio sicurezza sullavoro Vega Engingeering di Mestre, a finire in zona rossa nei primi 11 mesi del 2021, con un'incidenza maggiore del 25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 38,5 morti ogni milione di lavoratori) sono Puglia, Campania, Basilicata, Umbria, Molise, Abruzzo e Valle D'Aosta.

Da gennaio a novembre del 2021 sono 1.116 le vittime sul lavoro registrate in Italia; di queste, sono 882 (- 7,4% rispetto al 2020) quelle rilevate in occasione di lavoro, mentre 234 (+ 17,6 % rispetto al 2020) sono quelle decedute a causa di un incidente in itinere. A fine novembre 2021 si registrano 99 vittime in più rispetto a fine ottobre 2021. Ancora il settore delle Costruzioni quello che conta il maggior numero di lavoratori deceduti in occasione di lavoro (111 dall'inizio dell'anno). Seguono: Attività Manifatturiere (98), Trasporto e Magazzinaggio (87), Commercio, Riparazione di autoveicoli e motocicli (73). La fascia d'età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è quella tra i 45 e i 64 anni (606 su un totale di 882). Ma anche qui, valutando il dato rispetto al numero di occupati per fascia di età, si scopre che è più a rischio il lavoratore over 65, con un'incidenza di mortalità del 196,7, mentre tra i 55 e i 64 anni l'incidenza scende a 90,2, tra i 45 e i 54 anni a 38,6 e tra i 35 e 44 anni a 15,7.

L'incidenza di mortalità minima è nella fascia di età tra 25 e 34 anni, pari a 11,3, mentre nella fascia dei più giovani, ossia tra 15 e 24 anni, l'incidenza risale a 28 infortuni mortali ogni milione di occupati. Questo dimostra che le fasce di età dei più giovani e soprattutto dei più anziani sono quelle più a rischio di infortunio mortale. Aspetto da tenere in considerazione vista la propensione del legislatore di posticipare l'età di pensionamento. Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro nei primi undici mesi del 2021 sono 85 su 882.

Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro da gennaio a novembre del 2021 sono 132. Il lunedì continua ad essere il giorno in cui si è verificato il maggior numero di infortuni nei primi dieci mesi dell'anno. Le denunce di infortunio sono in aumento (+2,1 %) rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Da gennaio a novembre 2021 sono 502.458. Erano 492.150 a novembre 2020. Quindi sono stati rilevati oltre 10 mila infortuni in più nel 2021 rispetto al 2020. 

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