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Martedì, 28 Maggio 2024
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In sei mesi 43 donne sono finite in pronto soccorso per violenza domestica

A renderlo noto è il Dipartimento Emergenza Urgenza della Asl Lanciano Vasto Chieti: il numero più alto di accessi è stato registrato all'ospedale di Chieti, con 31 casi

Negli ultimi sei mesi 43 donne si sono finite in pronto soccorso per le cure mediche dopo episodi di violenza domestica. A fornire i dati è il Dipartimento emergenza urgenza della Asl Lanciano Vasto Chieti. Il numero più alto di accessi è stato registrato all'ospedale di Chieti, con 31 casi, seguito da Lanciano con 9 e Vasto con 3. 

Dallo scorso mese di giugno 43 vittime di maltrattamenti e violenza hanno fatto ricorso alle cure mediche per i traumi riportati, al volto, alle braccia, all'addome. Trauma cranico la diagnosi più frequente, ma non mancano occhi tumefatti, attacchi di panico, fratture. Un solo caso di violenza sessuale riferito. Nel 90 per cento  dei casi si è trattato di italiane.

"Sono racconti durissimi - confida il direttore Emmanuele Tafuri - quelli che le donne condividono con il personale del pronto soccorso: botte, insulti, strattonamenti sono comuni a molte di loro, che noi affidiamo all'assistente sociale per la successiva presa in carico da parte della rete antiviolenza”. 

Sul report elaborato dal Dipartimento emergenza urgenza della Asl il personale sanitario si confronterà lunedì 27 novembre, dalle 14.30, nella sala convegni del policlinico di Chieti. 
“Porteremo questi numeri al nostro incontro – dice ancora Tafuri - perché è necessario che le strutture sanitarie della Asl adottino procedure condivise, lavorando sempre in rete con istituzioni e associazioni attive sul territorio. Ma soprattutto gli operatori sanitari tutti devono imparare a riconoscere i casi di violenza sulle donne anche quando vengono taciuti dalle stesse vittime". 

Fra i temi che saranno affrontati ci saranno la presentazione della procedura aziendale redatta per la gestione dei casi che approdano in pronto soccorso, gli aspetti medico-legali, ginecologici, gli effetti sui minori. le implicazioni di carattere psichiatrico, l’integrazione con le strutture territoriali e la sinergia con le associazioni attive nelle città, quali Cooperativa Alpha, Dafne e Donn.é. 

“È importante che tutte le unità operative siano sensibilizzate - sottolinea Aurelia Masciantonio, referente per la violenza di genere in emergenza all'ospedale di Chieti - perché dobbiamo imparare anche a identificare la violenza su una donna che magari arriva in ospedale per una visita o un accertamento diagnostico senza passare per il pronto soccorso. Siamo convinti che ci sia ancora molto sommerso, e che le denunce mancate siano causate da paura, mancanza di autonomia, rassegnazione. Noi possiamo, però, riconoscere i segni di una violenza subita e agganciare la donna per un primo contatto, un momento di ascolto utile a farla sentire accolta, assistita da una rete pronta a stringersi intorno a lei rispondendo alla sua richiesta d’aiuto. Auspico, perciò, una partecipazione numerosa dei nostri operatori, perché il coinvolgimento sul tema della violenza contro le donne deve essere massimo”.

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