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Mascherine agli operai della Val di Sangro: Usb chiede di controllare che siano a norma

Lettera del sindacato a carabinieri del Nas, Asl, ispettorato del lavoro e prefettura, in cui si chiede anche di avviare un'indagine per verificare eventuali danni alla salute derivanti dall'uso prolungato

L'Usb chiede di verificare "la qualità e la conformità ai sensi della legge" delle mascherine consegnate come dispositivi di protezione individuale dalle aziende della Val di Sangro agli operai. Il sindacato ha scritto a questo proposto una lettera indirizzata ai carabinieri del Nas di Pescara, all'ispettorato del lavoro, alla prefettura di Chieti e alla Asl Lanciano Vasto Chieti. 

Nella missiva, si propone di avviare un'indagine sperimentale per verificare i possibili danni alla salute causati dall'utilizzo continuo dei dispositivi di protezione. Spiega il coordinatore provinciale di Usb lavoro privato, Fabio Cocco: "Molti lavoratori di Sevel, Tiberina Sangro e Ma (ex Blutec) ci hanno segnalato di soffrire di affaticamento, riduzione di lucidità, emicrania, rossore agli occhi e irritazioni cutanee. È fondamentale che il datore di lavoro fornisca ai lavoratori dei dispositivi di protezione individuale che rispettino i requisiti previsti dalla legge e soprattutto adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare un aumento del rischio per la propria salute e quella degli altri".

"I dispositivi per la protezione delle vie respiratorie - spiega Cocco - anche se a norma, poiché provocano una resistenza al normale flusso respiratorio, richiedono, soprattutto per le attività lavorative fisiche a ritmo sostenuto, un aumento delle pause di recupero psicofisico ed una riduzione dell'intensità  e della durata della prestazione di lavoro". 

Per le mascherine, in particolare, il sindacato chiede di "verificare il potere filtrante e di tenuta, cioe` l’aderenza al volto, la resistenza del filtro alla respirazione e la biocompatibilità dei materiali delle stesse. Inoltre, andrebbe verificata anche la tipologia delle mascherine fornite, poichè c’è una enorme differenza sulla sicurezza garantita dalle Ffp2 e Ffp3 (senza valvola) rispetto alle classiche chirurgiche. Le prime, infatti, forniscono una protezione totale, 'in entrata e uscita' fino al 92% (mix di parametri di "tenuta", aderenza al volto, e potere filtrante), mentre le seconde forniscono una protezione di circa il 95% come potere filtrante solo in esalazione ma, poiché non hanno una buona aderenza, garantiscono una protezione totale in inalazione di circa il 20%. Viene da sè la considerazione che nei luoghi di lavoro si dovrebbe far ricorso esclusivamente alle Ffp2 e Ffp3".

Qualora le aziende non dovessero riuscire a reperire dispositivi di protezione a norma, Usb suggerisce di acquistare quelli validati dall'Inail che, pur non essendo formalmente certificati, devono possedere i requisiti tecnici previsti dalla norme di riferimento.

Il sindacato si rende disponibile a "un confronto sereno e costruttivo su quanto proposto per la tutela della salute dei lavoratori, delle loro famiglie e di tutto il territorio".

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