Per una Teate celeste, lettera aperta alla città

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

La meravigliosa Città di Chieti sta attraversando un periodo di profondo smarrimento. Se volete, il termine più appropriato è “crisi”, parola che significa “scelta, decisione”, da un verbo greco che indica il distinguere e il giudicare (κρίνω). Se siete sul limitare d’un pericoloso crinale, dovete sempre scegliere e riconoscere il sentiero della salvezza mediante il giudizio del vostro intelletto. Ebbene, Chieti è su quel crinale…, e deve ora vivere la sua crisi: cioè deve fare le sue scelte, affinché la situazione di pericolo non peggiori. Certo, gli errori storico-epocali rimangono: l’aver spezzato urbanisticamente in due la città, inseguendo il progresso della pianura a discapito della collina, ha diviso la cittadinanza e segnato una frattura nella quale ballano i nemici anche interni del capoluogo marrucino. Teate significa “Luogo Sacro”, poiché la sua radice è la sacralità del dio (theos). La Civitella è abitata almeno dal terzo millennio avanti Cristo, e l’attuale territorio comunale almeno da due millenni prima. Per non dire dell’Uomo di Chieti che 700.000 anni fa calcava le nostre contrade al Levante. La devozione dell’Urbe verso Teti e Maria ha segnato il percorso celeste oggi interrotto. Di questa Chieti, molti Teatini non sanno che farsene e infatti non l’amano più. Anzi, la odiano senza dirlo e sono indifferenti alle sue sorti, non ritenendole più le proprie. Altri destini si avvicinano, un’altra politica superiore ormai domina, un’altra città ha ormai ereditato l’essenza di ciò che siamo stati, e perfino il colore. Negli ultimi anni un’ondata di abbandoni si è rovesciata sulla nostra economia: caserme, ospedali, banche, sedi, funzioni etc.: tutto gioca contro, e così è. La estrema litigiosità cittadina è infatti un altro indice di declino. Ignorati e appiedati, siamo costretti a risalire sul treno della storia assieme a chi quel treno lo conduce, pena la cancellazione di ogni ambizione.

Due soluzioni celesti mi permetto d’avanzare: il ritorno ufficiale al nome di Teate, e quindi al messaggio del suo nome, che è il nostro più vero. Chieti è il nome in uso solo dal secolo XV; il ritorno alle celebrazioni per San Giustino al primo gennaio, con festeggiamenti a partire dall’ultimo dell’anno e per l’intera notte del veglione.

Di questo e altro si discuterà sabato 4 luglio in Palazzo Martinetti-Bianchi in occasione del saggio storico intitolato “La Via Celeste”, edito da Mondo Nuovo nella collana “Nuova Babele”. Giovanni Liberato www.edizionimondonuovo.com/catalogo/la-via-celeste/

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