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Tramonta il project financing per il nuovo ospedale di Chieti, dal Tar lo stop definitivo

I giudici amministrativi hanno respinto il ricorso presentato da ICM spa e Abp Nocivelli spa (cd. Maltauro) contro Regione Abruzzo e Asl Chieti

Il tribunale amministrativo regionale dà lo stop definitivo al project financing per il nuovo ospedale di Chieti. Il Tar ha infatti respinto il ricorso presentato da ICM spa e Abp Nocivelli spa (cd. Maltauro) contro Regione Abruzzo e Asl Chieti.

Ne dà notizia il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Mauro Febbo. “La sentenza del Tar - commenta - è inequivocabile e il rigetto dell'istanza si va a sommare al parere negativo già espresso dall'attuale Governo regionale che quindi trova, nel pronunciamento del tribunale, piena legittimità. Di fatto la Regione Abruzzo ha agito con correttezza e, aggiungerei, con grande lungimiranza stoppando un progetto 'faraonico' che avrebbe affossato per 20 anni la sanità teatina e quella regionale".

Il progetto presentato in prima istanza prevedeva un costo di oltre 750 milioni di euro e 16 esternalizzazioni di servizi sanitari e non. "Successivamente - ricostruisce Febbo -  dopo il susseguirsi di mie osservazioni, reclami e denunce, il progetto è stato 'rimodulato' portandolo ad una spesa di 250 milioni di euro e 9 esternalizzazioni. Dopo questa ultima proposta, nonostante il diniego dei vertici della Asl a riconoscere l'interesse pubblico, la giunta D'Alfonso-Paolucci ha avocato, arbitrariamente, la responsabilità alla Regione e ha proceduto a rendere la dichiarazione stessa".

"Evidenziata la mancanza di copertura finanziaria - incalza - oltre che quella della programmazione sanitaria in quanto non previsto in alcuno strumento di rete, sempre la giunta D'Alfonso-Paolucci produceva una 'innovazione di finanza creativa' - accusa il consigliere regionale - anch'essa tutta da verificare, nel destinare 30 milioni di euro del bilancio della GSA quale anticipo dei canoni, insomma un vero e proprio 'pastrocchio' molto pericoloso tra l'altro. Con questa sentenza del Tar è stato inoltre evitato un ulteriore effetto collaterale negativo, ovvero il rischio concreto di azzerare la sanità teatina e conseguentemente che la città di Chieti perdesse anche l'università. E forse - è l'accusa di Febbo - questo era il reale obiettivo di qualcuno. Ma fortunatamente sono riuscito, prima da oppositore e poi con il nuovo Governo regionale schierato dalla stessa mia parte, a impedirlo. Non posso non ringraziare il presidente Marsilio, l'assessore Verì, i direttori D'Amario e Schael oltre all'avvocato Valeri e l'avvocatura regionale per questo importantissimo risultato”, conclude Febbo. 

"Quando abbiamo affrontato la vicenda del project financing del policlinico di Chieti – commenta l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì – si è ritenuto che un accordo di quel tipo avrebbe avuto un impatto finanziario devastante sulla Asl, con canoni di decine di milioni di euro l’anno da finanziare con la spesa corrente, vale a dire quella utilizzata per personale e prestazioni assistenziali. Di qui la decisione di procedere con gli ordinari fondi pubblici statali, così da non vincolare per decenni l’autonomia gestionale dell’azienda sanitaria”.

Per la giunta regionale, un’opera come quella proposta dal gruppo imprenditoriale nel 2014 (e rimodulata negli anni successivi) non teneva conto sia delle ulteriori necessità legate ai bisogni assistenziali emersi durante l’emergenza pandemica, sia del nuovo piano di riordino della rete ospedaliera abruzzese, approvato la scorsa estate e attualmente all’esame del Tavolo di Monitoraggio ministeriale e del Consiglio regionale.

“Ringrazio l’assessore Verì, il direttore della Asl Thomas Schael, il direttore del dipartimento regionale Sanità Claudio D’Amario e la dottoressa Stefania Valeri con l’avvocatura regionale – dice il presidente della Regione Marco Marsilio – per l’impegno e la competenza dimostrati nel chiudere una vertenza molto delicata sulla quale prendevano minacce pesantissime sia politiche che amministrative”.

Per i magistrati amministrativi, tutti gli atti adottati dalla Regione dal 2016 in poi vanno ritenuti come propedeutici all’indizione della gara d’appalto (mai avviata) per il nuovo ospedale teatino, non idonei quindi a generare aspettative di alcun tipo o a ledere interessi dell’impresa proponente. 

Parla di "una grande notizia" la capogruppo del Movimento 5 stelle in consiglio regionale, Sara Marcozzi, che però punta il dito contro Febbo, accusandolo di essersi "unito in colpevole ritardo" alla battaglia. 

"Siamo stati noi i primi a leggere le carte - ricorda la pentastellata - e a esporre i rischi che avrebbero corso le casse della Asl e di Regione Abruzzo, sposando un progetto che avrebbe potuto causare sperpero di denaro e costi aggiuntivi fino a un miliardo di euro, oltre all'esternalizzazione dei servizi. Lo abbiamo fatto attraverso segnalazioni pubbliche, esposti alla Corte dei Conti e all'Anac, conferenze stampa e qualsiasi altro strumento utile per informare la cittadinanza sui pericoli a cui è stata esposta la sanità pubblica”.

“La decisione del Tar - prosegue Marcozzi - rappresenta una vittoria per tutti i cittadini abruzzesi, della provincia di Chieti e di chi, insieme a noi, si è opposto al project financing fin dal primo momento. Mai come adesso, specialmente a seguito della pandemia da Covid-19, la sanità deve rimanere nelle mani dello Stato, senza delegare a figure esterne quei servizi che possono fare la differenza per la salute dei cittadini. Spero che, dopo tanti anni di battaglie, si sia detta la parola fine a progetti di questo tipo non solo a Chieti, ma in tutto il territorio regionale, perché i nuovi ospedali devono essere pubblici. Noi continueremo a vigilare e a denunciare, ogni volta che sarà necessario, carenze e disagi subiti dai cittadini. Specialmente nella Asl 02 ne abbiamo viste di tutti i colori, tra code chilometriche per tamponi, vaccini e ingresso in ospedale, carenze di personale e di macchinari, e molto altro. Mi auguro che i vertici della sanità e del centrodestra lavorino di più e meglio, marcando un cambio di passo rispetto al passato che finora non si è visto”, conclude.

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