Sovraffollamento delle carceri: a Chieti misure alternative per 20 persone dall'inizio dell'epidemia

La onlus Voci di dentro fotografa lo stato attuale della situazione a Madonna del Freddo, dove la sartoria è al lavoro per realizzare mascherine di stoffa

Sono 20 le persone uscite dal carcere di Chieti, inviate agli arresti domiciliari o in comunità come quella delle Figlie dell'Amore di Gesù e Maria di Brecciarola, con la sospensione dell’esecuzione della pena e in misure alternative. Si stanno sfruttando tutte le possibilità delle normative come ad esempio anche provvedimenti di lunga licenza per semiliberi, motivi di salute e incompatibilità col regime carcerario. È il dato fornito da Voci di dentro, la onlus che si occupa della cultura della solidarietà e del reinserimento di persone in stato di disagio o ex detenuti. 

Un risultato ottenuto grazie al lavoro che vede impegnati direzione del carcere, area giuridico pedagogica, polizia penitenziaria, magistratura di sorveglianza, Sert di Chieti, con l’obiettivo di ridurre il sovraffollamento, rendere il carcere più sicuro e poter applicare l’isolamento sanitario per eventuali casi di positività. Per la sicurezza di tutti, come hanno più volte chiesto gli stessi detenuti durante le loro proteste.

Secondo i numeri dell'associazione, a Madonna del Freddo, prima dell'emergenza sanitaria per Coronavirus, erano recluse 150 persone, in una struttura che potrebbe contenerne 79; a Lanciano, i detenuti erano 300, per una capenza di 230. Non va meglio nel resto d'Abruzzo: il carcere di Pescara ospitava 400 detenuti, pur avendo posto per 270, Teramo 430, in una struttura da 250, Sulmona più di 450, sebbene possa contenerne 303.

Al momento, in tutte le carceri prosegue l’attività per cercare di ridurre il più possibile il numero dei detenuti ed evitare ulteriori emergenze, specie in strutture con scarsità di cure adeguate, sovraffollamento, acqua calda spesso razionata, poca igiene.

A Chieti, 500 mascherine sono state realizzate dalla sartoria del carcere, dove lavorano sei detenute nella sezione femminile di Madonna del Freddo, che hanno utilizzato carta da forno, stoffe e tessuti vari donati anche dagli agenti di Polizia penitenziaria dell’istituto. Un lavoro di squadra e di gruppo, soprattutto di responsabilità e collaborazione. In proposito così scrive Emma in un suo testo che sarà pubblicato sul nuovo speciale della rivista di Voci di dentro: “L’unione fa la forza. Noi detenuti non siamo gli unici a non poter abbracciare i familiari; ci sono nelle stesse condizioni tanti agenti giovani o che vengono da lontano”.

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Voci di dentro ribadisce la propria posizione: provvedimento di sospensione della pena per tutti coloro (22.987) che hanno da scontare ancora tre anni di carcere (8.682 con un residuo inferiore a un anno, 8.144 con un residuo fino a due anni e 6.171 fra i due e i tre anni); scarcerazione di 54 mamme e dei loro 59 bambini attualmente detenuti in 9 istituti; blocco dei nuovi ingressi per reati minori, pregressi e cumuli di pena.

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