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Martedì, 31 Gennaio 2023
Attualità Ortona

Sei incidenti mortali sul lavoro in provincia da inizio anno, Lombardo (Uil): “Non sono morti bianche ma omicidi"

Anche il segretario generale Uil Abruzzo interviene sulla morte dell’operaio marittimo ad Ortona. Sono 12.453 gli infortuni denunciati in Abruzzo da gennaio e settembre 2022: 3.868 in provincia di Chieti

“Non sono morti bianche ma omicidi. Bisogna passare dalle chiacchiere ai fatti”. Lo dice il segretario generale della Uil Abruzzo, Michele Lombardo, commentando quanto accaduto all’operaio 41enne della Micoperi che, a causa del cedimento dell’imbracatura di una gru, è stato colpito dal carico della nave e scaraventato in mare ieri a Ortona.

"L’operaio marittimo morto al porto di Ortona è la quindicesima vittima in Abruzzo, se si contano le morti sul lavoro di quest’anno.  È evidente che non si  può più andare avanti così”. afferma ancora Lombardo, che invita la Regione Abruzzo a mettere a disposizione i fondi del Pnrr e quelli strutturali europei 2021-2027  per realizzare un intervento straordinario a sostegno della sicurezza.

Sono 12.453 gli infortuni denunciati in Abruzzo da gennaio e settembre 2022: 3.868 in provincia di Chieti, 2.281 in quella dell’Aquila, 2.601 in provincia di Pescara e 3.703 in quella di Teramo. 15 gli infortuni mortali a livello regionale: la maglia nera è in provincia di Chieti dove si contano 6 decessi; 3 le morti sul lavoro in provincia dell’Aquila, 2 in provincia di Pescara e 4 in provincia di Teramo.

“Il tema della sicurezza deve diventare, a livello territoriale e nazionale, un elemento di primaria importanza – aggiunge il segretario generale della Uil -. Bisogna fare in modo che si passi dalle chiacchiere ai fatti, investendo e cercando di costruire, attraverso adeguati finanziamenti,  un’attività che comprenda l’ispezione, il controllo e anche la formazione. È necessario infatti entrare nelle scuole per educare le nuove generazioni alla cultura della sicurezza. Non è più accettabile che padri e madri di famiglia escono la mattina per andare a guadagnare il pane per i propri figli e non fanno più rientro a casa, perché muoiono sul posto di lavoro”.

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