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Nuova vita per Marouca, “la principessa Marrucina” che riposava sotto piazza San Giustino: iniziano le indagini

La sua sepoltura ancora intatta, risalente al IV-III secolo a.C., è stata scoperta poche settimane fa durante gli scavi archeologici in piazza San Giustino. Nei giorni scorsi è stata sottoscritta la convenzione Ud'A-Soprintendenza per il progetto scientifico di ricerca

Nuova vita per Marouca, “la principessa Marrucina” la cui sepoltura ancora intatta, risalente al IV-III secolo a.C., è stata scoperta poche settimane fa durante gli scavi archeologici in piazza San Giustino.

È stata sottoscritta in questi giorni la convenzione tra Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Chieti e Pescara e l'università “G. d’Annunzio”, tramite il Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento (DMSI), finalizzata allo studio dei resti antropologici rinvenuti durante gli scavi, svolti sotto la direzione tecnico-scientifica dell’archeologa della Soprintendenza Rosanna Tuteri, e finalizzato al progetto di riqualificazione di una delle piazze più importanti di Chieti.

I lavori sono stati appaltati dalla amministrazione comunale e hanno previsto una importante campagna di verifica archeologica prima di procedere con il completo rifacimento della pavimentazione e dei sotto-servizi necessari. 

Proprio durante gli scavi è emersa una sepoltura ancora intatta contenente i resti di un soggetto femminile al quale da subito è stato dato il nome di “Marouca”, ad evocare il riferimento ad una donna di rango marrucina.

Una scoperta eccezionale che ha indotto la Soprintendenza a ricercare a collaborazione dell’Unità Operativa di Antropologia del DMSI, diretta dal professor Luigi Capasso, struttura con la quale già in altre occasioni sono state avviate altre collaborazioni finalizzate allo studio di antiche popolazioni umane abruzzesi.

“I resti umani rinvenuti nel corso della campagna di scavo della necropoli in Piazza San Giustino sono una fonte di informazione unica ai fini dello studio delle prime fasi del popolamento dell’area teatina da parte dei Marrucini – afferma la Soprintendente Rosaria Mencarelli – soprattutto in considerazione dell’eccezionale stato di conservazione in cui si presentano e tali da costituire un interessante oggetto di studio ad elevato potenziale informativo archeo-antropologico”.

Secondo quanto dichiara il professor Capasso, “La stipula della convenzione consentirà per la prima volta di accedere e di ricostruire le informazioni biologiche di un abitante di Chieti appartenente al popolo Marruccino del quale abbiamo avuto, sino ad oggi, solo informazioni di tipo culturale. Potremo finalmente ricostruire molti aspetti paleo-biologici: dallo stile di vita alle cause della morte, dall’età alla statura, fino alle datazioni assolute, non solo sui resti scheletrici, ma anche su tutti i materiali biologici presenti nella sepoltura”.

L’inizio delle attività scientifiche è previsto entro il mese di marzo. Il team tecnico-scientifico sarà composto dalla soprintendete Rosaria Mencarelli, dalle archeologhe Rosanna Tuteri, Anna Dionisio e dalla restauratrice M. Isabella Pierigè per la Soprintendenza; mentre per il DMSI il ruolo di responsabile scientifico viene assunto dal professor Luigi Capasso, direttore dell’Unità Operativa di Antropologia, affiancato dal prof. Ruggero D’Anastasio e dal ricercatore Jacopo Cilli.
 

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