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Sospesi gli scavi in piazza San Giustino: ora servono finanziamenti per non rinunciare alla valorizzazione del sito

Lo scenario che giorno dopo giorno si è andato presentando all'attenzione degli archeologi è di indiscutibile portata. Con il giornalista Oscar D'Angelo ripercorriamo le tappe di questo affascinante lavoro

Frammenti marmorei di elevata fattura, una porzione di pavimento in opus spicatum di fine posatura e resti di un probabile insediamento fortificato. 

Si è conclusa ieri, con alcune novità scientifiche di rilievo, la prima fase dei sondaggi archeologici in piazza San Giustino, a margine del progetto di riqualificazione dell'intera spianata antistante la Cattedrale. A breve è attesa una conferenza stampa dei vertici della Soprintendenza teatina per illustrare alla città la portata dei rinvenimenti. 

Gli addetti ai lavori, impegnati oggi negli ultimi rilievi, hanno dovuto, loro malgrado, sospendere gli scavi per l'esaurirsi dei fondi destinati alle ricognizioni stratigrafiche e strutturali. Finanziamenti che si pensava potessero essere implementati avvalendosi delle economie d'appalto del progetto afferente il nuovo assetto della piazza. Ma pare siano insorti problemi burocratici, ostativi ad un fattivo impiego delle risorse altrimenti disponibili. In questo contesto di pastoie amministrative la Soprintendenza ha svolto e sta svolgendo un ruolo di assoluta collaborazione con il Comune e le altre istituzioni locali. 

Lo dimostra la passione e la competenza profuse negli scavi dai ricercatori e dai tecnici impegnati nel teatro d'indagine, nonché la volontà dell'Ente di reperire possibili altri canali di finanziamento che scongiurino lo stallo delle verifiche in corso. Lo scenario che giorno dopo giorno si è andato presentando all'attenzione degli archeologi ed anche di una larga fetta di cittadinanza interessata alle proprie origini è di incontrovertibile portata.

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Stanno emergendo le vestigia dell'ipotizzato polo alternativo all'arce della Civitella, ossia il secondo insediamento, toponomasticamente parlando, della città romana e delle relative superfetazioni medioevali connesse alla cittadella vescovile.

Dunque di Colle Gallo, dal nome di Caio Asinio Gallo [per alcuni storici, fra cui lo scrittore Raffaele Bigi, nato in Teate nel 40 a.C.] che in loco, secondo la tradizione, avrebbe costruito la propria villa urbana. E non ancora si è scavato nell'altra porzione della piazza, quella antistante la sede storica di palazzo d'Achille, area nella quale sono previste altre importanti vestigia fra cui uno stupendo mosaico citato nei suoi studi da Vincenzo Zecca. Se non si farà in fretta si rischia un interramento totale di quanto fino ad oggi emerso, ancorché rigorosamente inventariato, e, cosa ben più grave, l'oblio per le future generazioni di quanto si sarebbe potuto ancora scoprire.

È francamente una ipotesi che striderebbe in maniera assordante con la tanto sbandierata vocazione culturale di Chieti, il classico autogol per la politica locale. Politica chiamata, lo pretende il buon senso e l'intera società civile, a giocare tutte le carte possibili presso il Ministero dei Beni Culturali affinché si possa riconsiderare l'utilizzo di somme immobilizzate da cui dipende non solo l'ampliamento della sintesi delle conoscenze attinenti Colle Gallo ma, conseguentemente, la programmazione del successivo recupero di parti strategiche della città antica nella sua interezza territoriale. 

Quanto alle compatibilità con il progetto di riconversione di piazza San Giustino, questo è un problema superabile. Nel senso che ben si può, e se necessario si deve, riformulare un nuovo assetto del territorio se ciò è funzionale alla lettura delle origini. Già in altri casi, vedi il mosaico dell'edifico annonario romano antistante il teatro Marrucino rinvenuto nell'ottobre del 2004, Chieti ha rinunziato alla valorizzazione del proprio illustre passato. Ed ora sarebbe imperdonabile ignorare i nuovi segnali che la nostra dtoria ci propone.

Del resto lo storico Francesco Vicoli [Chieti 1819-1882] scriveva: "Ovunque interroghi il terreno ti rispondono i segni e le reliquie dell'antica grandezza".

Oscar D’Angelo

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