Domenica, 24 Ottobre 2021
Attualità Ortona

"Nessuna colata di cemento tra le riserve naturali dei Ripari di Giobbe e dell'Acquabella": la replica dell'assessore

Maria Giambuzzi, che detiene la delega all'Urbanistica, respinge al mittente l'accusa del coordinamento Tu.Viva. e parla di "sensazionalismo infondato"

"Sensazionalismo infondato". È l'accusa dell'assessore all'Urbanistica del Comune di Ortona, Maria Giambuzzi, all'allarme lanciato dal coordinamento Tu.Viva., sulla colata di cemento tra le riserve naturali dei Ripari di Giobbe e dell'Acquabella.

"Informazioni infondate e costruite ad arte - accusa l'esponente della giunta Castiglione - per raccontare un Piano Regolatore Generale che invece ha ridimensionato le previsioni rispetto al Piano del 2007, circa 80 mila abitanti, arrivando 34 mila abitanti. Una previsione di crescita non eccessiva rispetto a uno strumento urbanistico che mira a definire la programmazione della crescita e dello sviluppo di un territorio per i prossimi decenni".

L'assessore Giambuzzi rivendica la "grande attenzione" dell'amministrazione "sul consumo del suolo, non consentendo ampliamenti di aree edificabili nei due comparti, già esistenti, nelle aree di confine delle due Riserve Regionali Ripari di Giobbe e Punta dell’Acquabella. Nonostante le tante osservazioni in tal senso, la linea dell’amministrazione e dell’ufficio è stata di non consentire ulteriore edificabilità, ma anzi di ridurre gli indici di edificabilità dei comparti. Il Piano prevede anche l’indicazione che le cubature debbano essere utilizzate il più possibile vicino alla strada, allontanando quindi di fatto l’edificabilità ancora di più dalle Riserve. L’amministrazione ha già provveduto ad affidare la progettazione dei Piani Particolareggiati dei comparti nelle aree di confine delle Riserve.  Inoltre il comparto di Torre Mucchia è normato da un Piano Particolareggiato approvato nel 2002. Appare quindi chiaro che qualcuno avrebbe dovuto porsi prima, eventualmente, il problema".

"Inoltre - incalza - per una città che da decenni parla di vocazione turistica e che vuole andare in quella direzione, appare assolutamente contradditorio criticare la previsione di aree lungo la costa dedicate alle strutture ricettivo turistiche. Tipologia che, tra l’altro, è ben definita dalle norme tecniche che sanciscono l’altezza massima, la percentuale di edificabilità, i materiali, tutti sostenibili, da poter utilizzare. Inoltre nella zona nord sono previste esclusivamente “attrezzature per il turismo” che non comportano un carico urbanistico continuativo, ma sono impianti e attrezzature a servizio dell’attività turistico balneare, tipo parcheggio, sosta ristoro, impianti sportivi all’aperto, piscine all’aperto e discoteche e locali all’aperto, centri fitness all’aperto, spazi ludico ricreativi all’aperto. Inoltre queste strutture possono occupare solo il 60% della superficie con l’obbligo che il restante 40% sia destinato a verde alberato o cespugliato. La installazione di manufatti destinati a servizi/ ricettività stagionale è consentita solo per il 20% della superficie del lotto con altezza massima di 3.50 metri.

"Parlare di discoteca all’aperto come se fosse il male assoluto - conclude l’assessore all’urbanistica Giambuzzi- appare assolutamente strumentale, visto che si tratta di una delle tipologie di strutture turistiche permanenti possibili e che sostanzialmente si traduce in un’area all’aperto da dedicare al ballo. In realtà si vuole dotare l’area nord di servizi che consentano un’offerta turistica di livello in un territorio che si vuole fortemente vocato al turismo sostenibile e di qualità".  

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