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Restauro dei lampioni storici in piazza San Giustino, soddisfazione per l'utilizzo del tesoretto di 353mila euro

Soprintendenza e Comune tornano ad incontrarsi. I lampioni storici saranno restaurati, mentre soddisfazione si registra per la richiesta di utilizzo del tesoretto giacente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri

Summit Soprintendenza-Comune questa mattina per redigere il bilancio della campagna di scavi di archeologia preventiva che ha già interessato i due terzi di piazza San Giustino.

E ciò alla vigilia dell’estensione del cantiere alla residua area antistante palazzo Valignani, sede storica del Comune, e l’attiguo palazzo Sirolli. Da lunedì traffico interdetto all’intera piazza sia da via Arcivescovado che da via Pollione, mentre, dopo il trasferimento della rivendita di giornali e riviste alla fine di corso Marrucino, sarà smontata l’edicola antistante palazzo Obletter. Nel confronto fra i vertici dei due Enti saranno affrontati anche i temi di ordine finanziario in relazione sia ai costi degli approfondimenti dei saggi nelle porzioni di scavo non rinterrate, sia quelli di prossima indagine.

Nonché l’esigenza di individuare, per tempo, adeguate risorse per eventuali interventi di valorizzazione dei mosaici [quello già studiato da Vincenzo Zecca e quello, più esteso, di cui non sussisteva traccia nelle fonti], rinvenuti sul lato ovest del cisternone ottocentesco antistante la facciata della Cattedrale. Il tutto, nel contesto delle inevitabili valutazioni afferenti la compatibilità tra le esigenze di studio e tutela dei reperti che Colle Gallo sta quasi giornalmente restituendo e quelle di riqualificazione della piazza come da progetto. Ed a proposito di risorse finanziare, la buona notizia, come diffuso ieri da Palazzo d’Achille, è la richiesta di poter disporre del tesoretto di 353.000 euro, giacente presso la presidenza del Consiglio dei Ministri con la causale di “ribassi d’asta” a suo tempo generati dalla gara d’appalto relativa alla riqualificazione di piazza San Giustino. Richiesta inoltrata stamani ai competenti uffici governativi col corredo di ampia documentazione fotografica e relazione scientifica. L’iniziativa, caldeggiata proprio da queste colonne fin da dicembre 2020, aveva rischiato di essere accantonata per una interpretazione fiscale del regolamento che disciplina l’utilizzo dei fondi dalla legge previsti per ovviare ad improvvise esigenze di tutela a seguito della realizzazione di opere pubbliche in contesti a rilevanza storico-artistico-archeologica.

Nei giorni scorsi la svolta, con l’assessore ai lavori pubblici Stefano Rispoli, ed il direttore del 5° settore, ing. Paolo Intorbida, che hanno ripescato tale importante opportunità per le ricognizioni scientifiche e per le eventuali [ed auspicabili] opere di valorizzazione. Riavviati contatti anche con il ministro Paolo Franceschini, titolare del dicastero della Cultura anche nel precedente governo Conte, che però saltarono a causa della crisi che precedette l’insediamento del nuovo primo ministro Mario Draghi.

Si sta lavorando ad una visita del ministro proprio per rappresentargli "de visu" le occorrenze legate alla valorizzazione del patrimonio archeologico in particolare e culturale in generale del capoluogo. Progressi anche sotto l’aspetto più strettamente connesso alla riqualificazione dell’area. La direzione dei lavori ed i progettisti stanno definendo gli aspetti, del nuovo assetto dell’importante spazio pubblico cittadino, che già da ora appaiono compatibili con possibili interventi di valorizzazione del patrimonio archeologico. Nell’ambito del capitolo relativo ad arredi ed illuminazione, voce di rilievo è rappresentata dai lampioni realizzati dalla storica fonderia Pignone di Firenze e collocati in piazza nell’anno XV [dell’era fascista, 28 OTT 1936-27 OTT 1937], come indicato nei basamenti. In programma un intervento di ripulitura e restauro in loco. Cambieranno, invece le lampade, ed i fari quadrangolari montati sui lampioni in epoca recente per irradiare la facciata della Cattedrale. Il programma è ambizioso e suggestivo. Oltre alle lampade di illuminazione della piazza, governate da centraline che consentiranno di eliminare gli antiestetici fili aerei, sono previsti dei proiettori di “luce calda”, governati da temporizzatori e puntati sui particolari architettonici del Duomo di maggior interesse artistico. Parliamo dei “finestroni” della facciata, dell’elegante colonnato di monofore che insiste sul secondo livello dell’edificio sacro, e delle bifore presenti nei livelli intermedi del campanile. Queste, in linea di massima, saranno opere di cui si farà carico il Comune.

Mentre una partnership per le altre spese relative all’illuminazione da “terra a cielo”, da realizzare al di dentro del citato colonnato e sulla linea di gronda del quarto livello del campanile onde illuminare la cuspide, sarà proposta alla Curia. Stato dell’arte dei sondaggi. Continuano a riemergere canalette, tubi, tombini, scarichi e di tutto di più nell’area di rispetto dei mosaici. Segni evidenti, come già segnalato, di sottoservizi anche relativamente recenti, che hanno alterato sensibilmente, se non compromesso, il quadro logistico e scientifico dei reperti. I restauratori della Soprintendenza sono impegnati negli interventi di consolidamento dei mosaici, che a tratti appaiono sfaldati, mentre un’altra significativa porzione di lastricato a tessere, peraltro intersecata da superfetazioni e crolli, resta cautelativamente e temporaneamente sotto un leggero strato di terriccio proprio per evitare alterazioni dovute alla precarietà del giacimento archeologico. Ci vorrà altro tempo per riportare alla luce e consolidare l’intera pavimentazione. Della quale gli ambienti socio-culturali della Città chiedono la valorizzazione sul posto proprio in ragione della rilevanza identitaria dei pregiati mosaici in parola.

La Soprintendenza ad ogni buon conto sta valutando tutte le soluzioni tecnico-scientifiche che dovrebbero consentire alla cittadinanza teatina, ed alla Cultura in genere, di poter fruire dei preziosi reperti.

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