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Sabato, 15 Giugno 2024
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Nuovo corso di laurea a Lanciano, parlano i giuristi della d’Annunzio: “Duplicazione inutile e dannosa”

I docenti dell’università di Chieti spiegano “il grande equivoco” sul progetto dell’Ateneo teramano di istituire un nuovo corso di laurea nella città frentana

“È una duplicazione inutile e dannosa”. La parola passa ai giuristi dell’università “d’Annunzio” che intervengono nel dibattito generatosi in seguito all’istituzione del corso di laurea in Diritto dell’ambiente e dell’energia a Lanciano, una inziativa dell’università di Teramo finanziata dalla Regione Abruzzo.

“Alla d’Annunzio la ricerca e l’insegnamento giuridici sono presenti in modo significativo da decenni e rappresentano un’eccellenza sul piano nazionale. Lo dicono le valutazioni pubbliche nazionali che non sono chiacchiericci e argomenti allusivi” precisa il professor Fabrizio Fornari, direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche e Sociali dell’università di Chieti-Pescara che intende chiarire “l’equivoco di fondo alimentato dalle note ripetutamente prodotte a giustificazione dell’operazione portata avanti dall’ateneo teramano a Lanciano”.

Il professor Fornari cita dunque la valutazione della qualità della ricerca (Vqr 2015-2019) attestante che la sezione giuridica del Dipartimento della “d’Annunzio”(con 32 docenti di tutti i settori dell’area giuridica ad eccezione di Storia del diritto e diritto romano) si colloca al dodicesimo posto in Italia su 158 istituzioni. “Nell’Italia centro-meridionale, soltanto Roma 3 e la Lumsa fanno meglio. Nella classifica degli Atenei italiani – evidenzia ancora -la nostra area giuridica è addirittura al quarto posto. Il Dipartimento di scienze giuridiche e sociali è stato perciò ammesso, per la seconda volta consecutiva, tra i potenziali Dipartimenti di eccellenza per il periodo 2023-2027. Nessun altro Dipartimento giuridico nella Regione Abruzzo è incluso in questo gruppo”

La professoressa Marialuisa Gambini, presidente del corso di laurea in Servizi Giuridici per l’impresa nonché presidente della Scuola delle scienze economiche, aziendali e sociologiche della “d’Annunzio” sottolinea che “gli obiettivi formativi dell’istituendo corso di studio in Diritto dell’ambiente e dell’energia  devono rispettare caratteri irrinunciabili e distintivi stabiliti dalla normativa e che tendono a far acquisire ai laureati “il sicuro dominio dei principali saperi afferenti all’area giuridica, negli ambiti storico-filosofico, privatistico, pubblicistico, processualistico, penalistico e internazionalistico, nonché in ambito istituzionale, economico, comparatistico e comunitario”. In un contesto così fortemente vincolato risulta ardua la costruzione da parte dell’Ateneo teramano di un percorso triennale realmente specialistico e settoriale, che rischia di annunciarsi tale soltanto nella denominazione adottata. Si assiste allora – puntualizza ancora la professoressa Gambini –a quella che può sicuramente considerarsi una inutile duplicazione dell’offerta formativa da parte dell’Ateneo teramanoche non giustifica l’investimento di cospicui sostegni finanziari della Regione, dato che va a collocarsi in un contesto territoriale nel quale risulta attivo da venti anni il corso Se.G.I della “d’Annunzio”, che  appartiene alla stessa classe di laurea (L-14)e che gode di ottime valutazioni a livello nazionale oltre che del costante apprezzamento da parte degli studenti”.

Per la professoressa Gambini "occorre smentire che siamo dinanzi a un’offerta di collaborazione da parte dell’università di Teramo visto che la d’Annunzio si troverebbe a subire la duplicazione di un proprio corso di laurea all’interno della provincia nella quale ha la sua sede legale. La bozza di convenzione, inviata ai primi di gennaio al rettore Caputi, non tendeva alla progettazione di un corso inter-ateneo, con il rilascio di un titolo doppio o congiunto da parte delle due università, ma configurava la semplice istituzione di un nuovo corso di studio dell’università di Teramo con sede a Lanciano, chiedendo all’università d’Annunzio di fornire solo parte della docenza di riferimento. Il paradosso - sottolinea la professoressa Gambini - è che l’Ateneo teramano avrebbe beneficiato delle risorse derivanti dalle tasse universitarie pagate dagli studenti mentre la d’Annunzio avrebbe pagato i costi relativi alla messa a disposizione dei propri docenti, rendendo il progetto inutile e controproducente, se non proprio dannoso”.

In seno al Comitato di coordinamento regionale delle università abruzzesi, il rettore dell’Ud’A Sergio Caputi ha votato a sfavore. “Non avrebbe potuto fare diversamente se non andando contro l’Ateneo che guida e rappresenta” concludono i giuristi della “d’Annunzio”.
 

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