Domenica, 24 Ottobre 2021
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Primo giorno con il "pranzo al sacco" a scuola: la rabbia delle famiglie, l'opposizione invoca chiarezza sull'appalto

I genitori hanno chiesto di riportare i bambini a casa durante la pausa, ma la richiesta è stata negata; il Comune deve cercare un gestore che faccia partire in fretta il servizio refezione

Primo giorno di "pranzo al sacco" nelle scuole teatine, dopo la sospensiva del Tar, a seguito del ricorso di due ditte escluse dall'appalto. I giudici amministrativi hanno fissato la prossima udienza a marzo, imponendo lo stop, almeno per ora, all'affidamento al Consorzio Appalti Italia. Ma, nel frattempo, il Comune deve trovare un gestore che al più presto possa occuparsi della refezione scolastica per i bambini di scuole dell'infanzia e primarie. 

La decisione del Comune di sdoganare il pasto da casa è stata ufficializzata venerdì, scatenando le ire delle famiglie. Molti genitori hanno chiesto alle scuole di poter riportare i bambini a casa alle 13, così da consentire loro di consumare un pasto caldo, per riaccompagnarli in classe un'ora dopo. Ma, secondo quanto lamentano mamme e papà, le dirigenti scolastiche non hanno acconsentito a questa possibilità. Così stamani, oltre a libri, quaderni e merenda, i bambini sono entrati a scuola con borse frigo, tovagliette e stoviglie monouso. 

Intanto, i consiglieri di opposizione Serena Pompilio (Azione Politica), Mario De Lio (Udc), Mario Colantonio (Lega), Carla Di Biase (Fratelli d’Italia), Giuseppe Giampietro (Fratelli d’Italia), Giampiero Riccardo (Chieti Viva), Maurizio Stefano Costa (Forza Italia), Bruno Di Iorio (Di Iorio Sindaco), che già ieri avevano chiesto di convocare la commissione Pubblica istruzione, mai riunita fino a oggi, incalzano sollecitando una seduta della commissione Controllo e garanzia, presieduta dal consigliere della Lega Fabrizio Di Stefano.

L'obiettivo, spiegano, è avere "chiarezza sulla irregolarità che hanno portato il Tar a sospendere l’aggiudicazione della gara di appalto per il servizio mensa". I giudici amministrativi, nel dettaglio, hanno spiegato che l'Ati che si è aggiudicata il servizio non avrebbe specificato in relazione al prezzo, la quota per la preparazione, il trasporto e la distribuzione dei pasti, e quella relativa alle spese per l'allestimento delle zona lavaggio. 

"È necessaria - dicono - un’indagine conoscitiva sulla effettiva attività svolta sulla questione mense, ancora oggi pregna di lacune e di interrogativi, anche perché dal provvedimento del tribunale amministrativo risulterebbero due impugnative. L’ordinanza del Tar - proseguono gli esponenti di minoranza - è stata precisa e puntuale, non lasciando dubbi, per cui non si comprende come mai l’amministrazione comunale non abbia agito con il tutelare un servizio primario per le famiglie, lasciando i bambini della città senza pasti e lavoratori ancora nella incertezza di conoscere il loro destino".

Intanto, i consiglieri comunali Alberta Giannini, Edoardo Raimondi e Silvio Di Primio, del gruppo La Sinistra con Diego, esprimono "solidarietà alle famiglie che dovranno garantire per un periodo il pasto da casa ai loro figli, rinnovano la fiducia nell’operato del sindaco e della giunta, che hanno ritenuto di dover necessariamente procedere ad un nuovo appalto in quanto il servizio reso dalla ditta precedente, la stessa che ha inoltrato il ricorso al Tar, è stato bocciato, nel corso degli anni dagli utenti".

Gli esponenti di maggioranza attaccano l'opposizione "sia quella - attaccano - che ha tra gli spalti ex amministratori protagonisti dell’affidamento di un servizio così delicato e che ha omesso di imporre, dando specifici indirizzi, di vigilare sulla qualità del servizio, nonostante le note e ripetute lamentele degli utenti, sia quella alla prima legislatura che pur non avendo più titolo comunque rimane all’interno della commissione Mense, che è più semplice dire che fare, che non basta avere la sindrome del primo della classe per essere in grado di governare una città che è stata completamente abbandonata per gli ultimi dieci anni".

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