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Il tribunale di Lanciano

Il tribunale di Lanciano

L'Abruzzo non è immune dalle mafie: la relazione della Dia per i primi sei mesi del 2020

Al momento, però, non risultano presenze radicate di sodalizi mafiosi nella regione

L'Abruzzo non è immune agli interessi delle organizzazioni criminali di stampo mafioso, sebbene, al momento, non risultino presenze radicate di sodalizi mafiosi nella regione. 

È quanto emerge nel rapporto della Dia (Direzione investigativa antimafia) relativo ai primi sei mesi del 2020. Le indagini giudiziarie degli ultimi anni hanno confermato l’attività di riciclaggio e di reimpiego di capitali di origine illecita, ad opera di taluni prestanome operanti per conto di consorterie mafiose.

E proprio in tale contesto, continua l’impegno della Dia nelle attività finalizzate a prevenire qualificate infiltrazioni criminali negli interventi per la ricostruzione post-sismica dell’Aquila e delle altre province abruzzesi, attraverso il costante monitoraggio su imprese e persone fisiche impegnate, a diverso titolo, negli appalti per la realizzazione di edifici pubblici e privati con fondi pubblici.

Negli anni, le indagini della Dia hanno evidenziato, in Abruzzo, l'azione di singoli elementi riconducibili alla 'ndrangheta, in particolare della zona del reggino e del crotonese, dediti a traffici di stupefacenti, oltre che al riciclaggio e al reinvestimento dei proventi illeciti.

Riguardo alle organizzazioni camorristiche è stata anche evidenziata la presenza di soggetti legati, tra l’altro, al cartello dei Casalesi, ai marcianisani Belforte.

Per quanto riguarda la criminalità di matrice pugliese, le evidenze investigative emerse riguardano prevalentemente le attività predatorie, talvolta, opera di criminali “in trasferta” nel territorio abruzzese, ma anche i traffici di droga, considerata la capacità delle consorterie della Puglia di tessere sinergie criminali con organizzazioni straniere, strumentali a predetto settore.

La crescita degli interessi delinquenziali dei clan pugliesi verso i settori, particolarmente remunerativi, degli appalti pubblici ha trovato conferma nel provvedimento di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria dei beni cui è stata sottoposta un’azienda impegnata nei lavori per la ricostruzione post-sisma Abruzzo. 

Le indagini degli ultimi anni hanno anche evidenziato il reimpiego dei proventi illeciti nell’acquisto di esercizi commerciali, di immobili o in attività di natura usuraria, come evidenziato da un'ordinanza di custodia cautelare emessa nel mese di giugno 2020 dal tribunale di Lanciano. 

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