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Domenica, 5 Dicembre 2021
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Concessioni balneari a gara, la rabbia del Sib: "Sentenza sconcertante, a rischio centinaia di imprese in Abruzzo"

Il Consiglio di Stato ha disposto di rimettere in gara le licenze per la spiaggia a partire dal 2024, senza possibilità di proroga e sottoponendo il settore alle regole della concorrenza

La categoria dei balneatori si scaglia contro la decisione del Consiglio di Stato, che ha disposto di rimettere in gara le concessioni balneari a partire dal 2024, senza possibilità di proroga e sottoponendo il settore alle regole della concorrenza.

Il presidente del Sib (Sindacato italiano balneari) Abruzzo, Riccardo Padovano, parla di "una decisione sconvolgente e sconcertante", paventando un rischio per migliaia di imprese in tutta Italia, centinaia in Abruzzo.

“Ci riserviamo di leggere e approfondire con la dovuta attenzione le motivazioni della sentenza del Consiglio di Stato - dice - e successivamente valuteremo le iniziative da intraprendere per tutelare con tutte le nostre forze decine di migliaia di famiglie di onesti lavoratori che oggi vedono a rischio il loro futuro e gli investimenti fatti". 

In ogni caso, Padovano parla di "una sentenza sconcertante prima ancora che sconvolgente in quanto si discosta da consolidati orientamenti giurisprudenziali, anche costituzionali, a tutela della proprietà aziendale, del lavoro e della certezza del diritto. È una sentenza persino imbarazzante in quanto da un lato è una sorta di 'messa in mora' del legislatore, chiamato disciplinare le gare con modalità già stabilite; dall’altro è evidente la sua lampante contraddittorietà, in quanto il Consiglio di Stato afferma la contrarietà al diritto europeo delle proroghe disposte dal legislatore e dalla pubblica amministrazione in quanto 'automatiche e generalizzate', e nel contempo stabilisce una proroga altrettanto automatica e generalizzata però solo di due anni"

Secondo Padovano, il Consiglio di Stato "rivendica una decisione che spetterebbe ad altri poteri dello Stato", come il legislatore e non alla magistratura per "trovare il giusto bilanciamento fra la tutela della concorrenza e quella dei diritti fondamentali dei concessionari che - incalza - vengono di fatto calpestati, mettendo a rischio il futuro del turismo balneare e delle nostre tradizioni".

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