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Martedì, 17 Maggio 2022
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Bigi e Santucci raccontano cinquant'anni di scout in Abruzzo

Dai primi gruppi Asci Chieti all'esperienza di Montenegrino Orlando. Esce il libro "Lo scautismo cattolico in Abruzzo, dal 1922 al 1974"

"Lo scautismo cattolico in Abruzzo e Molise, dal 1922 al 1974": è il titolo del libro scritto da Giovanni Santucci e Aurelio Bigi, ed edito da Portofranco, in occasione del centenario della nascita dell’Asci (Associazione Scout Cattolici Italiani) in Abruzzo e a Chieti. 
Nel 1922 si costituirono, infatti, i primi tre gruppi scout abruzzesi: Sulmona, L'Aquila e Chieti. Gli scout teatini fissarono la loro sede nel seminario regionale. Tra loro vi era Montenegrino Orlandi che rimase nello scautismo fino alla sua morte, avvenuta nel 1987. Quasi cinquant’anni, considerando che dal 1927 al 1944 l'Asci fu chiusa per decisione governativa.

“Nel 1921 l'Asci centrale decise di effettuare il primo campo nazionale proprio in Abruzzo, a Val Fondillo – ricorda l’autore Aurelio Bigi -, questa iniziativa buttò le basi per la nascita dello scautismo cattolico in Abruzzo”. 

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Il volume, nato dopo un paio di anni di lavoro da parte di Santucci e Bigi, rappresenta una importante ricostruzione storica attraverso consigli generali e regionali, convegni, raduni, campi estivi e San Giorgio regionali e provinciali, Foulard bianchi, prime esperienze dell’Agi (scautismo femminile) e del Masci (adulti scout). Ad arricchirlo 244 foto dell’epoca provenienti da diversi Centri studi e documentazione scout presenti in Italia, come il Centro documentazione scout nato a Chieti e intitolato a Montenegrino Orlandi, scout del gruppo Asci Chieti 1° e poi Chieti 2° sin dal 1922 e successivamente commissario provinciale di Chieti e vice commissario regionale dell’Abruzzo: una vita trascorsa tra gli scout e l’atletica leggera; fu anche giudice Fidal e, come tale, partecipò anche alle Olimpiadi di Roma del 1960.

“Scopo del centro documentazione – afferma Aurelio Bigi, che è anche il suo fondatore e gestore – è quello di non far disperdere materiale scout, ma di accentrarlo in un unico fondo per poter ricostruire al meglio la storia dello scautismo del nostro territorio. Storia da passare, poi, alle nuove generazioni. Siamo in molti che conserviamo gelosamente foto, giornali, riviste, quaderni di caccia, albi d’oro, documenti relativi al periodo in cui fummo giovani scout. Materiale, questo, che rischia di essere inesorabilmente distrutto perché spesso i nostri figli, dopo la nostra dipartita, potrebbero essere portati a disfarsene, anche a causa della mancanza di spazio che contraddistingue le case di oggi”.
 

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