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Lo storico Filippo Paziente racconta Chieti e la Shoah

In occasione della Giornata della memoria, che cade domenica 27 gennaio, riceviamo e pubblichiamo il contributo dello storico Filippo Paziente, presidente della sezione dell'Anpi “Alfredo Grifone m.o.v.m.”

In occasione della Giornata della memoria, che cade domenica 27 gennaio, riceviamo e pubblichiamo il contributo dello storico Filippo Paziente, presidente della sezione dell'Anpi “Alfredo Grifone m.o.v.m.” di Chieti, sulle conseguenze delle leggi razziali nella città e nella provincia di Chieti.

I 18 ebrei residenti a Chieti a conclusione del censimento (20 agosto 1938) erano pacificamente integrati nella società civile e politica. Le famiglie Terracina e Trevi, le più numerose, composte entrambe di sei membri, professavano la religione ebraica, avevano la cittadinanza italiana ed erano iscritte al fascismo. I due capifamiglia svolgevano una redditizia attività commerciale, Vito Leone Terracina come rappresentante di macchine per scrivere, Vitaliano Trevi come proprietario ed esercente di un negozio di tessuti in Piazza Valignani. Il figlio Giorgio Trevi aveva sposato una donna ariana di religione cattolica. L’ariano Marino Covich, professore di Scienze Naturali presso l’ITC, aveva sposato un’ebrea e accolto in casa due ebrei liberi pensatori, Alfred Schuhmann, docente di Tedesco nello stesso Istituto, e la moglie.

I  due RDL per la difesa della razza nella scuola italiana, del 5 e del 13 settembre 1938, pon- gono fine alla pacifica convivenza tra il fascismo e la piccola comunità ebraica. Il primo decreto espelle dalle scuole pubbliche due figli dei Trevi e due dei Terracina; il secondo espelle dall’ITC Schuhmann e la professoressa Giulia Volterra, supplente di Materie Letterarie. I coniugi Schuhmann abbandonano la città e dal porto di Napoli partono per l’America. La povera Volterra, orfana di entrambi i genitori e vedova dopo soli 4 mesi di matrimonio, rimane disoccupata e in miseria. Il 24 novembre il federale Nucci, applicando un nuovo decreto, comunica agli ebrei tesserati l’espulsione dal PNF, ponendo fine alle loro attività economiche.

La federazione fascista avvia una violenta campagna di propaganda antisemita, con la distribuzione nelle scuole della rivista La difesa della razza, con la radio, col giornale “Il nuovo Abruzzo”, con numerose conferenze dell’Istituto di cultura fascista, tenute da noti personaggi (Mario Perilli, Augusto Natoli, Guido Torrese, Gaetano Scoppetta, Vitaliano Carusi).

Con l’entrata in guerra dell’Italia sono numerosi gli ebrei reclusi nei campi di concentramento e di internamento libero aperti in provincia. Un campo di concentramento è aperto anche nel capoluogo, nei locali dell’ ”Asilo Principessa di Piemonte”. Quando la guerra incombe sul territorio italiano seminando vittime e distruzioni, é Angelo Meloni a rilanciare la propaganda contro gli ebrei, rispolverando i Protocolli dei Savi anziani di Sion  per accusarli di essere i responsabili della guerra e dei milioni di morte.

Dopo l’8 settembre, nel grande caos generato dalla vergognosa fuga del re e dallo scioglimento dell’esercito, i tedeschi occupano la città e il territorio provinciale e inizia la lotta partigiana. I campi si aprono e gli ebrei cercano disperatamente di salvarsi dalla caccia spietata dei nazisti, impegnati, con la collaborazione dei repubblichini, nella folle attuazione della “soluzione finale”. La famiglia Terracina abbandona la città e si rifugia a Roma. Giorgio Trevi, ebreo non convertito al cattolicesimo, non chiede protezione a mons.Venturi e sfugge alla cattura riparando a Penne (il padre Vitaliano é deceduto alla vigilia dello scoppio della guerra). L’arcivescovo, che ha taciuto sulle leggi razziali, salva la vita a Giulia Volterra nascondendola in un collegio di suore e aiuta gli ebrei fuggiaschi col sostegno economico del Vaticano. Anche persone generose e “giuste” proteggono gli ebrei e ne salvano alcuni, ma i nazisti ne catturano 25 e li spediscono nei forni crematori di Auschwitz-Birkenau.

A Chieti nel dopoguerra la memoria del fascismo è stata rapidamente rimossa (netta vittoria della monarchia nel Referendum istituzionale; negli anni Cinquanta elezione alla carica di sindaco di Lelio Sanità di Toppi, podestà negli anni Trenta; dopo la tangentopoli chietina, duplice elezione, a furor di popolo, di Nicola Cucullo, fascista dichiarato) ; la memoria dello Shoah, dallo stesso Cucullo, è stata perfino insultata. Nel 2001 la Provincia ha celebrato il “Giorno della Memoria” con l’affissione, sul muro esterno dell’Asilo già campo di concentramento, di una lapide con un testo confuso e una data sbagliata (27 maggio invece di 27 gennaio 1945). In tempi recenti si sono manifestati anche in città rigurgiti di antisemitismo (rottura della suddetta lapide) e di fascismo più o meno mascherato (organizzazione di gruppi di estrema destra, come Casapound   e Forza Nuova, con proprie sedi e manifestazioni pubbliche). Mantenere viva e onorare la memoria della Shoah é un compito impegnativo ma ineludibile per tutti, per debellare il virus, non più latente nella società, dell’intolleranza, dell’autoritarismo, del razzismo, della violenza, dell’illegalità.  

Dopo la morte di Giorgio Trevi nel 1953 e di Giulia Volterra nel 1998, in città non vi sono più cittadini ebrei. Unica traccia della loro storica presenza é il piccolo isolato Cimitero, abbandonato e in rovina per l’incuria delle amministrazioni civiche.

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