Oggi ricorrono i 96 anni dall'uccisione di Giacomo Matteotti, il processo si svolse a Chieti

Si celebrò nel 1926 il processo a carico degli squadristi Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo

Roma, 10 giugno 1924, Lungotevere Arnaldo da Brescia, sono circa le 16,30: Amerigo Dumini e altri quattro sicari della Čeka (la polizia politica segreta del governo fascista) rapiscono e uccidono Giacomo Matteotti. A sera, seppelliscono il cadavere nel bosco della Quartarella, a 25 km da Roma. È rinvenuto il 16 agosto.

Proprio a Chieti, per ragioni di opportunità politica, si celebrò nel 1926 il processo a carico degli squadristi Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo.

Nel 1947, dichiarate giuridicamente nulle le condanne emesse, la Corte d’Assise di Roma reistruì il procedimento e larga parte delle carte inerenti all’omicidio Matteotti si trova oggi presso l’Archivio di Stato di Roma.

L’Archivio di Stato di Chieti, che ha sede in via Ferri, conserva le copie degli atti istruttori e la sentenza del 24 marzo 1926, nonché i carteggi tra questura, prefettura e autorità centrali.

"Si tratta di documentazione di grande pregio - si legge in una nota dell'Archivio di Stato di Chieti -  in grado di fornire preziose informazioni relative all’organizzazione del processo teatino, alle misure adottate per la preservazione dell’ordine pubblico cittadino e alle attività di controllo esercitate sulla stampa".

Sulla vicenda del deputato socialista riportiamo il contributo del presidente Anpi Chieti, Filippo Paziente.

La notizia della scomparsa del dirigente socialista, subito interpretata come delitto,  si diffonde rapidamente in città e in provincia, suscitando sdegno e commozione tra i lavoratori. Non hanno dimenticato il 1° Maggio del 1920. Un giorno memorabile. Un lungo corteo, partito dalla Villa Comunale, ha attraversato il Corso Marrucino, cantando Bandiera Rossa al suono della banda di Bucchianico, ed è giunto in Piazza Valignani. C’erano proprio tutti: sarti, calzolai, tipografi, ferrovieri, elettricisti, panettieri, falegnami, salariati del comune, postelegrafonici, pensionati dello Stato. Inviato dalla Direzione nazionale del Partito  per celebrare la festa del lavoro, Matteotti ha marciato alla testa del corteo, a fianco di un professore del Liceo Classico, Guido Torrese, che il 6 luglio del 1919 aveva fondato la Camera del Lavoro. Sul palco lo ha presentato ai cittadini:

La scomparsa di Matteotti e il ritrovamento del cadavere suscitano nei partiti antifascisti (socialisti, liberali seguaci di Giovanni Amendola, combattenti di Italia Libera, comunisti, anarchici) una forte volontà di reazione. I socialisti inviano telegrammi di solidarietà alla famiglia; distribuiscono l’opuscolo Il vindice sacrificio di G. Matteotti celebrato da Filippo Turati il 27 giugno, con l’ultimo discorso del Martire; aderiscono alla sottoscrizione lanciata dal giornale “La Giustizia” per l’erezione di un monumento marmoreo a Roma. Per quanto clandestina, tale attività non sfugge alla vigilanza delle forze dell’ordine, che procedono a perquisizioni, sequestri , arresti, con la complicità dei fascisti che hanno ripristinato l’uso del manganello.

A Chieti il 2 novembre alcuni giovani depongono al cimitero una corona di fiori rossi con il nome e la foto di Matteotti. Corona e foto sequestrate.  Per protesta, la sera i giovani percorrono in auto le vie della città cantando Bandiera Rossa. Sono aggrediti dai fascisti. La polizia arresta solo i “sovversivi”. Il giorno dopo un giovane comunista depone al cimitero un guanciale di fiori rossi in memoria del Martire. Arrestato. In provincia i nuclei antifascisti si aggregano in comitati di opposizione. Leader del Comitato di Chieti è l’avvocato Pasquale Galliano Magno di Orsogna, purgato, bastonato ed esiliato dal suo paese, perché sul giornale di Matteotti “La Giustizia” ha denunciato brogli e violenze nelle elezioni amministrative dell’anno prima. (La vedova Titta Velia lo sceglierà come procuratore nel processo del marzo 1926).

Magno continua la riorganizzazione dei socialisti; gli amendoliani dal 26 gennaio pubblicano a Chieti il quindicinale “L’Azione Democratica”. È diretto dal ventenne studente di Legge Edmondo Paone e, in atto di sfida, si dichiara “di netta opposizione al predominio fascista”. L’esordio coincide significativamente  con la stampa del foglio clandestino “Non Mollare”, fondato  a Firenze da Gaetano Salvemini, i fratelli Rosselli ed Ernesto Rossi. È l’ultima voce libera, spenta il 22 aprile dal federale Tommaso Bottari che, fascista forcaiolo come il segretario nazionale  Roberto Farinacci, governa la provincia col pugno di ferro.  

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