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Domenica, 2 Ottobre 2022
Attualità Madonna del Freddo

Frana la collina a Sant'Anna e chiude l'autoparco, critico il Wwf: "Eppure in quella zona si continua a cementificare"

Già nel 2016 l'associazione presentò un esposto al corpo forestale per denunciare i rischi tra via Ettore Ianni e via Filippo Masci 

La riattivazione a Chieti del movimento franoso nell’area tra via Ianni e via Masci, che ha costretto nei giorni scorsi il sindaco Diego Ferrara a ordinare la parziale chiusura dell’autoparco comunale e il trasferimento dei dipendenti, riaccende le preoccupazioni. Per il Wwf Chieti-Pescara non si tratta di una sorpresa: già nel 2016 l'associazione presentò un esposto al comando provinciale teatino dell'allora corpo forestale per denunciare i rischi tra via Ettore Ianni e via Filippo Masci.

"Nel 2016 - ricorda  il Wwf - il piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico classificava dal punto di vista geologico quel territorio per quanto riguarda le frane nelle classi elevato e molto elevato sia per la pericolosità (termine che indica la possibilità che un dato fenomeno avvenga) sia per il rischio (il danno che l’evento può provocare alla vita e alle attività umane). Nella carta geomorfologica risultava anzi la presenza di un corpo di frana di scorrimento attivo e quiescente”. Una situazione di preallarme che aveva indotto il Wwf Chieti-Pescara a presentare, a firma della presidente e dell’avvocato Francesco Paolo Febbo, l'esposto per chiedere di verificare la regolarità, in relazione in particolare al rischio idrogeologico, dell’iter procedurale relativo alla realizzazione del complesso (7 palazzine e un parco commerciale) tuttora in corso di realizzazione in via Masci, zona ex fornace, proprio a valle dell’area interessata dal movimento franoso. Nello stesso esposto si chiedevano analoghe verifiche anche per l’intervento previsto in una zona particolarmente ricca di risorgive, a monte dell’ex ospedale San Camillo de Lellis.   

La questione nacque, appunto, quando si era acceso a Chieti il dibattito su quattro nuove strutture commerciali della grande distribuzione contro cui il Wwf intervenne. "Non bisogna dimenticare che le pendici collinari di Chieti – diceva allora la presidente Nicoletta Di Francesco – sono fragili, soprattutto là dove scorre acqua. Lo dimostrano infiniti episodi. Non c’è alcun bisogno di regimentare le risorgive per costruire a ogni costo, e del resto un simile intervento non darebbe garanzie assolute per il futuro, come l’esperienza ci ha insegnato. Molto meglio evitare di accumulare errori su errori e lasciare a verde le aree a rischio. Per la tutela del paesaggio, della solidità dell’agglomerato urbano e anche delle tasche dei cittadini che prima o poi saranno chiamati con le loro tasse a intervenire per salvare costruzioni che mai avrebbero dovuto esistere".

Si chiedeva per queste ragioni all’amministrazione Di Primio e al consiglio comunale di evitare "uno scempio, che va contro il buon senso e i veri interessi dei cittadini" anche perchè, sottolinea ancora il Wwf oggi "costruire a ogni costo, cementificare altro suolo rappresenta comunque un errore ma è una scelta del tutto incomprensibile in una città che perde abitanti e che ha decine di appartamenti vuoti. Eppure si continua a costruire. Evidentemente qualcosa non funziona. Cambiare strategia è una scelta obbligata e urgente".

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