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‘Chieti è anche mia’ dona 7mila euro per gli scavi, il Comune ringrazia ma frena

La consegna era prevista sabato mattina alla Casina dei tigli. L’amministrazione: “Difficile inserire donazione privata nell’iter di un appalto pubblico"

Dopo aver raccolto 7mila euro in due settimane, gli animatori di Chieti è anche mia, la campagna di un crowdfunding civico per sostenere gli scavi archeologici in piazza San Giustino, ha annunciato la consegna dei primi fondi al sindaco Diego Ferrara. L’appuntamento è per sabato alle 9,30 alla Casina dei tigli, ma la comunicazione giunta in queste ore dalla maggioranza lascia intendere che non ci sarà alcuna donazione ufficiale.

“Nella giornata di ieri – si legge nella nota di sindaco, giunta e maggioranza - il protocollo del Comune ha ricevuto da parte di un’associazione civica una dichiarazione di donazione di fondi da destinare agli scavi archeologici in corso sul cantiere dei lavori di riqualificazione di piazza San Giustino, in base ai reperti riemersi dagli interventi.  Va detto che sin dal primo momento in cui questa amministrazione si è insediata, il Comune ha stretto una sinergia fattiva con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Chieti-Pescara, che non solo emette pareri vincolanti a tutela del patrimonio artistico, storico e culturale presente sul nostro territorio, ma è anche la massima istituzione per competenza e riferimento”.

Per questo motivo l'amministrazione ritiene “irresponsabile affidare ad altri qualsiasi tipo di iniziative e ingerenze sugli scavi” e, ringraziando il comitato cittadino per l’impegno e l’interesse, la stessa ribadisce che il Comune e la Soprintendenza sono presenti e operativi sul cantiere.

“Ci fa comunque piacere che ci siano persone ispirate dalla volontà di rendersi utili per la propria città – riprende la nota - tant’è che la partecipazione è un caposaldo fondamentale del nostro programma di mandato, a cui stiamo dando e daremo spazio in vari settori, dal verde pubblico alle manutenzioni, dal sociale alle attività turistiche, sportive e, ovviamente culturali. Ma altra cosa è chiamare a raccolta i cittadini, alimentando anche una sottesa propaganda, come accade in questo caso, visto che l’iniziativa sarebbe nata per alimentare “uno spirito di appartenenza che manca a questa città” nonché dare corpo al “desiderio di riappropriarci delle nostre scelte, la necessità di avere una corretta informazione”, come abbiamo letto nelle dichiarazioni della cordata, che così motiva la scelta di attivare il crowdfunding e si prepara a una pubblica consegna in un luogo che non ci sembra né neutrale, né adeguato, stanti gli scopi ufficializzati".

Inoltre secondo la giunta sarebbe stato utilizzato impropriamente lo stemma del Comune di Chieti "il cui impiego com’è noto non è libero, ma deve essere autorizzato dal Comune, perché può indurre in confusione il pubblico a cui ci si rivolge che potrebbe persino dare per scontata una partecipazione o un patrocinio dell’amministrazione, che in questo caso non esiste, né ci risulta sia stata mai chiesta, per cui vaglieremo anche se vi sia stato un uso illegittimo dello stemma. Altra cosa, infine, a fronte della sinergia con la Soprintendenza e del fatto che i lavori di cui si tratta interessano la piazza principale della città dove insistono le principali istituzioni civili e religiose e che attende da tempo immemore una riqualificazione, rischiare di innescare azioni collaterali al fine di rallentare o, peggio, bloccare i lavori, come sta avvenendo, alimentando nei cittadini un sentimento di ostilità verso i lavori, tant’è che oltre agli esposti da parte di ignoti, il cantiere è stato anche recentemente violato, nottetempo”.

A fronte di tutto questo e delle ulteriori risorse dello Stato che arriveranno con l’utilizzo dei ribassi d’asta del cantiere, il sindaco e l’amministrazione si discostano dal patrocinare il crowdfunding civico e “pur ringraziando tutti coloro che hanno aderito alla raccolta fondi finalizzata a supportare il Comune negli oneri necessari per gli scavi archeologici in piazza San Giustino” chiariscono che “neanche con le migliori intenzioni una donazione privata, specie con le caratteristiche e le richieste di quella in questione, può essere innestata nell’iter di un appalto pubblico in corso che ha ben scandite le tappe e le figure professionali che servono, senza creare disagi alla città in termini di procedure e rallentamenti, questo dicono le normative a cui, come istituzione, facciamo e faremo sempre riferimento e a queste ci atterremo”.
 

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