Esperimenti sui detenuti a Chieti: stupore da parte del garante nazionale

"La ricerca in cantiere avrebbe caratteristiche inaccettabili". Il protocollo promosso dal garante regionale dei detenuti con casa circondariale teatina e università d'Annunzio

Stupore da parte del garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà alla notizia della sottoscrizione del protocollo d’intesa fra garante regionale abruzzese dei detenuti, carcere di Chieti e università “G. D’Annunzio” che avvia una cooperazione da realizzare in tema di “osservazione scientifica della personalità dei detenuti ‘sex offender’” e di “iniziative trattamentali, culturali e sportive” riguardanti gli stessi detenuti. 

In una nota dell’Agenzia di stampa quotidiana del Consiglio regionale dell’Abruzzo (Acra), vengono riportati dei virgolettati attribuiti al garante regionale Gianmarco Cifaldi dai quali, a detta dell’ufficio stampa del garante nazionale, “si evince un contenuto molto diverso da quello del testo del protocollo sottoscritto”. 

Seguendo il ragionamento del comunicato, 

“la ricerca in cantiere avrebbe caratteristiche inaccettabili, quali la conduzione di “test” che comprendono “registrazioni posturo-stabilometriche e termografiche” di reazioni a “stimoli somministrati attraverso immagini emotivamente significative ed emotivamente neutre”, come tali in contrasto con standard e indicazioni anche del Comitato europeo contro la tortura (CPT) oltre che dei principi su cui si basa l’azione del Garante nazionale”.


Il garante regionale Cifaldi ha rassicurato circa la non corrispondenza tra il comunicato in questione e quanto programmato e concordato con l’Amministrazione. A scanso di equivoci, il garante nazionale ha chiarito che

"non consentirebbe mai l’attuazione di una ricerca che abbia caratteristiche in contrasto con gli standard internazionali e con il rispetto assoluto dei diritti delle persone private della libertà, anche considerando i limiti che la situazione soggettiva di tali persone determina relativamente alla genuinità del loro libero consenso”. 

Contestualmente, il garante nazionale ritiene 

“perlomeno inopportuno che un’Autorità di garanzia si renda promotrice e attrice di iniziative che rientrano in realtà nella sfera del proprio controllo indipendente”.
 

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