Emergenza Covid-19 e società, il prof. Sciarra: "Fatto del tutto nuovo e assolutamente imprevedibile"

Il punto della situazione con l'ex preside della facoltà di Scienze Sociali dell'università d'Annunzio, il quale pone l’accento anche su eventuali aspetti positivi o riflessioni che la situazione può provocare

Cosa sta accadendo alla nostra società in questo particolare momento storico? Come sta reagendo il singolo ad un evento straordinario come la pandemia da Coronavirus? Lo abbiamo chiesto al professor Ezio Sciarra, già preside della facoltà di Scienze sociali dell'università “G. d’Annunzio”, il quale ci ha illustrato una fotografia autentica della collettività ai tempi del Covid- 19.

“Intanto bisogna sottolineare che ci troviamo davanti ad un fatto del tutto nuovo e assolutamente imprevedibile. Nella storia ci sono state sicuramente altre pandemie ma l’imprevedibilità di una situazione come questa non ha precedenti” commenta il professor Ezio Sciarra. E in effetti c’è una grande difficoltà da parte di scienziati, biologi, medici, infettivologi e analisti sociali nell'inquadrare la realtà che stiamo vivendo.

“Il primo dato da considerare – spiega – è sicuramente l’isolamento del singolo. Le abitudini quotidiane delle persone si sono modificate in maniera repentina, abolendo quella infinita rete di rapporti sociali che ognuno coltivava in diversi settori. Dal lavoro al tempo libero fino al culto religioso: tutto viene vissuto secondo una concezione individuale. Una solitudine quasi atomizzata che provoca non solo la rottura di tutti i legami sociali ma anche sconforto rispetto alla condizione che si sta vivendo e al futuro”.

Considerando che nemmeno lo stare in casa è, stando alle ricerche sul virus, una condizione di assoluta sicurezza poiché potrebbe sempre esserci un familiare che, tornando da lavoro o dalla spesa, avrebbe potuto contrarre il virus e quindi contaminare l’ambiente familiare c’è, usando le parole del sociologo, “una tendenza nei rapporti personali esistenti all’individualismo competitivo, dovuto alla paura del contagio. Lo stesso accade, per fare un altro esempio, negli ospedali, fino a ieri considerati luoghi sicuri dal punto di vista della salute e oggi visti come potenziali luoghi di contagio. La sfiducia nell’altro è una cosa da temere e che a medio lungo termine potrebbe anche portare alla conflittualità interpersonale e alla rottura della coesione sociale”.

Ma se da un lato il singolo è fortemente chiuso in sé, dall’altro riceve continui input, elevandosi a consumatore come prima o forse più di prima. I flussi commerciali (es.  spesa a domicilio e prodotti di ogni genere acquistabili on line) non si sono di certo fermati. “Ci troviamo davanti ad una società che già era consumistica e che lo sta diventando sempre di più – spiega – l’individuo è un punto che riceve da tutto il mondo”.

C’è poi l’aspetto della privacy, del controllo che il prof. Ezio Sciarra sintetizza con un esempio che in Cina è già consuetudine: “Nelle prime zone colpite dal Coronavirus i cittadini ora sono obbligati, nel momento in cui fanno ingresso nelle attività commerciali, a consegnare i propri dispositivi cellulari contenenti la loro storia clinica. Questo forte controllo digitale potrebbe, seppur limitato dalla legge sulla privacy, arrivare anche in Italia. Qui si pone una riflessione importante. L’eccessivo controllo del singolo e la successiva classificazione, in questo caso in infettati, guariti, isolati ecc., potrebbe portare a quel modello di società sorvegliata che abbiamo letto in numerosi libri di sociologia?”.

Insomma quella che si vede all’orizzonte potrebbe essere, analizzata in questo modo, una società individuale, consumistica e controllata. Aspetti questi che fanno già parte del nostro quotidiano ma che probabilmente saranno fortemente estremizzati.

In conclusione il professore pone l’accento anche su eventuali aspetti positivi o riflessioni che la situazione può provocare. “Potrebbe essere il momento – dice – di valutare le opportunità positive create dallo smart working oppure dalla didattica a distanza e anche l’occasione giusta per programmare maggiori investimenti nella Sanità”. "Concluderei però con una nota positiva - sottolinea il sociologo -  perché in questo particolare momento storico si sono riscoperti valori quali l'unità, la solidarietà, il fai da te,  la vicinanza e la condivisione nonostante le distanze fisiche. Ed elemento non trascurabile è il fatto che di fronte al pericolo di vita si è riscoperto il primato del diritto alla salute su ogni altra cosa".

Lo scenario che il nemico invisibile Covid-19, del quale conosciamo ancora molto poco, creerà a medio e lungo termine sarà sicuramente imprevedibile ma sarebbe interessante cogliere questa opportunità per riflettere sul tipo di società che siamo, saremo o che vorremmo essere in futuro.

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