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Dissesto idrogeologico a Chieti, tra sgomberi e scuole chiuse: "Al lavoro per superare lo stato di emergenza" [FOTO]

L'ingegner Colella del Comune spiega i passaggi necessari per riportare l'area in sicurezza. Il Comitato Santa Maria è a disposizione dei cittadini residenti

Il quartiere santa Maria, via Gran Sasso, via don Minzoni e da ultimo anche via Arenazze. Nella parte alta del capoluogo teatino tiene in apprensione la situazione legata al dissesto idrogeologico. Tra famiglie evacuate ed altre che hanno preferito lasciare le proprie abitazioni sono in tanti i cittadini di Chieti a essere coinvolti da questa emergenza.

Non sono state risparmiate neanche le scuole: risultano chiuse la scuola media Vicentini- Modesto della Porta di via don Minzoni e la scuola primaria e dell’infanzia Corradi di via Arenazze. 

L’ultima novità che potrebbe modificare radicalmente la questione della sicurezza nei prossimi anni riguarda il riconoscimento dello stato di emergenza ottenuto dal consiglio dei Ministri che garantirà la possibilità di fare ricorso a risorse nazionali che sono necessarie alla luce della situazione di dissesto economico-finanziario del Comune.

Dissesto idrogeologico nel capoluogo teatino

Per dare voce ai residenti è stato costituito il Comitato Santa Maria. Il presidente è Ettore D’Orazio. “Le situazioni sono abbastanza differenti perché ci sono alcuni stabili che sono stati evacuati altri che sono stati in parte evacuati per i quali non c'è ancora un'ordinanza di sgombero da parte del sindaco altri ancora che hanno fatto delle opere di consolidamento. Noi ci poniamo come interlocutori degli enti che si occupano della gestione di questo dissesto idrogeologico. Due sono le finalità: ottenere aiuti per quelle famiglie che sono state costrette a sgomberare la propria casa e procedere con la sistemazione e la messa in sicurezza della zona.

Un primo successo lo abbiamo ottenuto con il riconoscimento dello stato d’emergenza, i primi finanziamenti e i ristori per i residenti che hanno subito danni alle abitazioni. I fondi concessi però non consentono ancora una messa in sicurezza dell’area. Noi ci batteremo per ottenerli con la speranza che i fondi siano disponibili al più presto. Il pericolo grosso è che se non si interviene subito si possano accendere ulteriori aree di crisi, frane e pericoli. Noi diamo supporto a tutti coloro che hanno subito danni e messa in sicurezza”.

satellite Chieti

A fare il punto della situazione è Tommaso Colella, funzionario comunale. "Per affrontare la questione, molto grave, siamo partiti con uno studio condiviso con il Dipartimento di Geologia dell’università Chieti d’Annunzio con cui abbiamo costituito un gruppo di lavoro interdisciplinare e si basa sulla documentazione bibliografica storica dell’area, sul censimento dei danni degli edifici e sui dati acquisiti sia mediante immagini satellitare che mediante prove in sito commissionate dall’amministrazione nel 2019 e nel 2023”.

Per la prima volta è stato riconosciuto formalmente, per tutta l’area immediatamente sovrastante al viadotto di viale Gran Sasso un rischio idrogeologico molto elevato, proponendo una 'classificazione R4', la cui mancanza ha causato nel corso degli anni un rallentamento della risposta alle esigenze dei cittadini residenti. Abbiamo da subito instaurato una serie di collaborazioni più ampie che hanno coinvolto in particolare il Genio civile e abbiamo avviato un percorso che partiva, innanzitutto, dalla necessità di avere una conoscenza d'insieme di quella che era la condizione dell'area. L'approccio precedentemente era stato sempre limitato a casi specifici mai una lettura complessiva.

L'area, infatti, non era classificata dal punto di vista idrogeologico. Le prime messe in sicurezza e soprattutto le indagini più estese, hanno dato subito i loro frutti. Abbiamo messo insieme - spiega Colella - una banca dati in cui c'erano da una parte tutti i tutte le indagini che erano state fatte precedentemente, fatte anche fatte di privati sui vari interventi di consolidamento, e nuove rilevazioni.Il 28 agosto scorso tutto questo ha portato al riconoscimento della situazione emergenziale. Un' area ad alto rischio idrogeologico. Adesso stiamo lavorando sullo stato di emergenza che deve essere affrontato con la messa in campo di risorse straordinarie: il territorio è caratterizzato da alto rischio geologico per una ampia percentuale anche a causa dell'aumento dei fenomeni meteorologici estremi.

Sicuramente la situazione è ancora critica però abbiamo un orizzonte cioè lo Stato si è impegnato dare le prime risorse per interventi di sicurezza che comunque ci consentono di guardare il futuro da un altro punto di vista. Questa dichiarazione è stata emergenza riguarda più province abruzzesi. La nostra è la più grave quindi di conseguenza deve essere anche diciamo considerata in un determinato modo.

L'obiettivo ora è il superamento di questo stato di emergenza. Dobbiamo creare una struttura che sia in grado di gestire le varie fasi. Il secondo step sarà fare in modo che tali situazioni non esistano più: che ci siano delle condizioni ordinarie di sicurezza, dove le persone abitano tranquillamente le proprie case, vanno a scuola in serenità e la viabilità è adeguata Ci vorrà qualche anno però almeno adesso abbiamo uno strumento che ci è stato messo a disposizione e sul quale stiamo lavorando".

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