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Diabete: in Abruzzo vista a rischio per un terzo delle persone con patologia

Il Centro nazionale di alta tecnologia in Oftalmologia (Cnat) dell’Università “G. D’Annunzio” in prima linea per intercettare precocemente e gestire in modo avanzato e multidisciplinare patologie a elevato impatto sociale

In Abruzzo, una persona su tre con diabete è a rischio di sviluppare retinopatia diabetica, principale causa di cecità tra i soggetti in età lavorativa nei paesi industrializzati, ma molte di loro non sanno di essere malate.

È quanto emerge da recenti studi condotti dal Centro Nazionale di Alta Tecnologia in Oftalmologia (Cnat) dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, Asl Chieti, diretto da Leonardo Mastropasqua.

“La retinopatia diabetica rappresenta la vera epidemia oftalmologica del terzo millennio. Nella nostra regione colpisce circa il 30% della popolazione con una percentuale di pazienti affetti da edema maculare diabetico pari al 3.42%. È una delle complicanze più comuni e temute del diabete mellito, una patologia diffusissima ed in aumento esponenziale, con un enorme impatto sulla qualità di vita del paziente - spiega Leonardo Mastropasqua, Direttore del Centro Nazionale di Alta Tecnologia in Oftalmologia (Cnat) dell’università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara - Una diagnosi precoce è fondamentale per impedire il verificarsi di danni oculari che possono portare alla cecità. Oggi tramite una semplice retinografia siamo in grado di diagnosticare precocemente un’elevatissima percentuale di pazienti. Grazie a questo esame siamo infatti in grado di effettuare uno screening rapido e sicuro delle condizioni della retina e fornire una documentazione obiettiva e archiviabile delle alterazioni retiniche. In termini semplici, la retinografia si può definire come una fotografia a colori del fondo dell’occhio, che consente quindi di vederne dettagliatamente la condizione”.

Ma gli studi condotti nella regione Abruzzo ha evidenziato anche un importante divario tra la presenza/assenza di malattie degli occhi e la consapevolezza delle persone sulla propria malattia.

“La scarsa consapevolezza di queste patologie e delle loro complicanze rischia di provocare un grave ritardo nella cura e preclude la possibilità di un intervento precoce e salva-vista. Una possibile soluzione potrebbe arrivare dall’utilizzo della telemedicina anche nelle cure primarie - dichiara Leonardo Mastropasqua - Nella nostra struttura ospedaliera, abbiamo avviato un progetto per l’implementazione della telemedicina nell’inquadramento e successivamente nella gestione del paziente diabetico, convinti dell’enorme vantaggio che tale approccio potrebbe apportare sia in ambito diagnostico che in ambito terapeutico. Questi nuovi sistemi digitali, tecnologicamente avanzati, permetterebbero infatti non solo di velocizzare le liste di attesa, ma anche le procedure burocratiche, creando una rete diretta di collaborazione e di comunicazione tra le varie branche della medicina e tra i servizi ospedalieri e del territorio”.

È dunque quanto mai necessaria l’introduzione nella pratica clinica di innovazioni tecnologiche e di intelligenza artificiale volte a favorire l’identificazione tempestiva delle patologie oculari e la loro gestione. I nuovi sistemi digitali, grazie alla possibilità? di inserirsi nell’ambito di una rete di telemedicina, permettono ai programmi di screening ben pianificati e condotti di raggiungere idealmente tutti i soggetti diabetici.

“In generale la presenza della telemedicina nelle strutture ospedaliere ridurrebbe l’afferenza del paziente dallo specialista garantendo la stessa efficacia diagnostica della visita in presenza e consentirebbe secondo il modello “Hub and Spoke” di poter inviare immagini acquisite nei centri “Spoke” (centri periferici) ai centri “Hub” (centri di eccellenza) per una valutazione diagnostica ultra-specialistica ed una programmazione terapeutica adeguata - spiega Leonardo Mastropasqua - Nel centro CNAT dell’università di Chieti-Pescara è presente un servizio di telemedicina con retinografi digitali a disposizione del servizio di diabetologia con invio delle immagini al centro di retinopatia diabetica della clinica, per l’inquadramento del paziente. Esami ulteriori di secondo livello come la fluorangiografia retinica e l’Oct/Octa vengono poi eseguiti in clinica oftalmologica per la pianificazione di eventuali trattamenti quali fotocoagulazione laser per il trattamento delle aree ischemiche e le iniezioni intravitreali per la cura dell’edema maculare diabetico – conclude Mastropasqua”.

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