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Mercoledì, 25 Maggio 2022
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Infortuni sul lavoro da Covid 19: 4.655 denunce in Abruzzo, Chieti la provincia più colpita

Il 77,3% riguarda le donne e la fascia di età più colpita è quella fra i 35 e 64 anni, che rappresenta il 79,3% dei casi totali

Da gennaio 2020 a marzo 2022, in Abruzzo ci sono state 4.655 denunce di infortuni Covid sul lavoro, di cui 32 mortali. Sono i dati diffusi dalla Cgil Abruzzo Molise, sulla base di quelli forniti dall'Inail del 26esimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale, evidenzia insieme alle schede regionali.

La provincia più colpita risulta essere quella di Chieti, con 1.376 casi denunciati e il 29,5% di incidenza sul totale, seguita da Teramo con 1.251 casi e il 26,9% di incidenza, Pescara con 1.069 casi e il 23% di incidenza e L’Aquila con 959 casi e il 20,6% di incidenza.

Il 77,3% delle denunce riguarda le donne e il 33,3% gli uomini, mentre la fascia di età più colpita è quella tra i 35 e 64 anni che rappresenta il 79,3% dei casi totali.

Il sindacato evidenzia che i dati diffusi dall'Inail "confermano una crescente preoccupazione legata agli effetti del Coronavirus non solo sotto l’aspetto sanitario, ma anche in termini di ricadute sul lavoro e sul sociale, il fenomeno è diventato una vera emergenza. Una emergenza che preoccupa visti i primi dati di quest’anno".

A livello nazionale, nel primo trimestre 2022 le denunce di infortuni da lavoro Covid sono state 48.790, superando il numero di casi totali di tutto il 2021 pari a 47.858, 5 sono stati i decessi.

L’Inail, nel suo ultimo rapporto, evidenzia per la nostra regione una situazione che il sindacato definisce preoccupante. "Questi dati - evidenzia la Cgil Abruzzo Molise - dimostrano ancora una volta la necessità di non abbassare la guardia tutelando i lavoratori ed evitando di ritenere superflui norme, accordi e protocolli che invece vanno gestiti attraverso un costante e continuo confronto con le parti sociali. Protocolli necessari a rendere i luoghi di lavoro e di vita sicuri sia per le lavoratrici e i lavoratori che vi operano sia per i cittadini. Serve, oggi più che mai, intervenire sul sistema anitario potenziandolo e ponendolo nelle condizioni di rispondere adeguatamente alle conseguenze di due anni di pandemia oltre che alle ordinarie necessità di trattamenti sanitari che, nel frattempo, hanno visto un allungamento dei tempi".

"Il sistema sanitario pubblico - incalza il sindacato - era stato riscoperto come punto critico su cui investire per evitare in futuro quello che abbiamo vissuto ma, come spesso succede, al di là di qualche piccolo segnale derivante dal Pnrr, ci si è già dimenticati dell’estremo bisogno di tornare massicciamente ad investire nella qualità sanitaria per gestire eventi straordinari ma garantire anche tutta la tutela ordinaria di cui si ha bisogno senza dover scegliere. Serve quindi una riorganizzazione qualificata e vera del sistema sanitario guardando ai fabbisogni dei lavoratori e dei cittadini", è l'invito della Cgil.

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