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Il Cura Abruzzo non piace a imprese e sindacati: "Nessun confronto con il mondo produttivo, ora è mobilitazione"

16 sigle che rappresentano la quasi totalità del mondo economico, produttivo e sindacale abruzzese, lamentano che la legge è stata redatta "nel chiuso delle stanze della politica

In merito all'approvazione del "Cura Abruzzo", imprese e sindacati accusano la giunta e il consiglio regionale di aver ignorato "il confronto con le forze economiche e sociali che non sia di pura facciata e le loro proposte".

In una nota congiunta, Agci, Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria, Legacoop, Cgil, Cisl Uil e Ugl, che rappresentano la quasi totalità del mondo economico, produttivo e sindacale abruzzese, lamentano che la legge è stata redatta "nel chiuso delle stanze della politica ed i cui effettivi benefici a favore di cittadini e imprese abruzzesi sono tutti da verificare, soprattutto alla luce di coperture finanziarie che paiono incerte e valutati i tempi di erogazione che si annunciano tutt’altro che brevi".

Per questa ragione, tutte le 16 sigle dichiarano lo stato di mobilitazione.

"Noi non siamo certo contrari a una serie di misure contenute nella norma approvata - dicono - che però pecca di mancanza di visione generale per il rilancio dell’Abruzzo, non contiene alcuna scala di priorità, e arriva dopo settimane di gestazione e una riscrittura molto ampia della prima versione. Si è cercato di ovviare al vuoto di provvedimenti sin qui messi in campo a favore di imprese e lavoratori, ma sono tanti gli interrogativi che la accompagnano".

In particolare, le sigle espongono perplessità sulla coperatura finanziaria legata, come ha spiegato anche il presidente Marsilio e come specificato nell'articolo 23, "a una rimodulazione di fondi comunitari non immediatamente disponibili per 19 milioni, mentre per i restanti 20 si prevedono tempi lunghi, con conseguenze sull’operatività effettiva della legge e delle sue misure. Quanto poi ai fondi dedicati alle imprese (articolo 2 e 3), che certo apprezziamo, osserviamo però come siano curiosamente mischiati agli aiuti per gli studenti fuori sede: il previsto ristoro di affitti e perdite di fatturato, a fronte di circa 58 mila imprese ferme durante il lockdown, offrirà un piccolo palliativo ad appena 7-8 mila imprese, ipotizzando un contributo medio di 1.500-2.000 euro ciascuna".

La legge, lamentano, "non prevede alcun intervento teso al mantenimento dell’occupazione e al rilancio dell’economia necessario per far ripartire il lavoro. Ancora una volta l’Abruzzo riesce a essere il fanalino di coda nell’affrontare l’emergenza".

"Abbiamo offerto alle istituzioni regionali documenti contenenti proposte e soluzioni concrete, dal credito agli interventi sulla messa in sicurezza - denuncia la nota - facendo uno sforzo per individuare priorità e settori bisognosi di maggiori interventi, primo fra tutti il turismo. Tutto inutile: questa disponibilità e capacità di proposta non è stata minimamente recepita".

"A questo punto - concludono - le organizzazioni che condividono questo percorso dovranno assumere un atteggiamento diverso, dichiarando lo stato di mobilitazione e mettendo in atto tutte le azioni e le misure necessarie a ripristinare una corretta relazione con le istituzioni regionali a tutela degli interessi di imprese e lavoratori".

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