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Giovedì, 1 Dicembre 2022
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Abruzzo meta dei "pendolari della criminalità", il rischio di infiltrazione continua a provenire da fuori regione

L'analisi della Direzione Investigativa Antimafia: l’area appenninica risulta qulla maggiormente esposta a fenomeni di infiltrazione di natura economica, mentre la fascia costiera resta più esposta a spaccio, estorsioni, sfruttamento della prostituzione e reati predatori

“Il rischio di infiltrazione criminale in Abruzzo continua a provenire da fuori regione essendo lo scenario criminale abruzzese privo di organizzazioni mafiose autoctone”. È quanto si legge nell’ultima relazione della Dia – Direzione Investigativa Antimafia relativa al secondo semestre del 2021. Un report che conferma come la nostra regione continui ad essere permeabile agli interessi della criminalità organizzata.

Nella relazione consegnata in Parlamento si legge anche che l’area appenninica è quella maggiormente esposta a fenomeni di infiltrazione di natura economica soprattutto da parte di personaggi della malavita campana e laziale mentre la fascia costiera abruzzese resta la più esposta ad attività illecite quali lo spaccio degli stupefacenti, le estorsioni, lo sfruttamento della prostituzione e i reati predatori favoriti dalla presenza di gruppi criminali per lo più di matrice straniera.

Nello specifico, le mire fuori regione delle consorterie criminali pugliesi si rivolgono prevalentemente al traffico di stupefacenti e a quello che viene denominato “pendolarismo criminale” finalizzato alla commissione di reati predatori. Segnali di queste presenze sono stati colti in Abruzzo, oltre che in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Molise. Non mancano contatti con territori esteri, in particolare l’Albania per l’approvvigionamento di carici di stupefacenti via mare, ma anche con Spagna, Romania, e Olanda.

In Abruzzo, in particolare nel pescarese e nel teramano, sono particolarmente attive anche le strutture criminali nigeriane i cui interessi si concentrano prevalentemente "sulla tratta di esseri umani connessa con lo sfruttamento della prostituzione e l’accattonaggio forzoso a cui si associa un progressivo sviluppo nel settore del narcotraffico gestito talvolta in collaborazione con gruppi criminali albanesi”.

L’interesse fuori regione delle consorterie mafiose campane si rivolge prevalentemente al narcotraffico e al riciclaggio di capitali.

Nell’Aquilano l’attività di contrasto soprattutto preventiva continua a concentrarsi sugli aspetti economico-finanziari con l’obiettivo primario di preservare il locale tessuto imprenditoriale da qualsiasi forma di permeabilità agli interessi criminali specie laddove impegnato negli appalti per la ricostruzione “post sisma”. A tal proposito, la presidente della Corte di appello dell’Aquila,Fabrizia Francabandera, ha evidenziato: “Quanto alle fenomenologie criminali che hanno interessato il territorio del distretto, merita di essere segnalata la preoccupazione espressa, ancora una volta, dal procuratore della Repubblica di Vasto per il concreto pericolo di infiltrazioni criminali per la vicinanza ad aree ad altra concentrazione malavitosa e per l’insediamento di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata a causa della vicinanza ad aree ad alta concentrazione malavitosa e per l’insediamento di soggetti appartenenti anche alla criminalità organizzata campana e calabrese”. 

Tra le operazioni rilevanti degli ultimi sei mesi dello scorso anno la Dia cita l’operazione “Alento” dello scorso novembre, dal nome del fiume dove venne rinvenuto un chilo e mezzo di eroina occultato, nella zona di Francavilla al Mare. L’operazione dei carabinieri del comando provinciale di Chieti, dopo due anni di indagini sull’intera filiera del narcotraffico dall’approvvigionamento in Belgio, Olanda e Germania, al trasferimento in Italia passando per l’Albania, ha consentito di smantellare un associazione a delinquere che all’estero acquistava grossi quantitativi di droga.
 

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