I teatini all'estero nei giorni del Coronavirus: "Viviamo in differita quello che succede in Italia"

Sono tanti coloro che da Chieti e provincia si ritrovano ad affrontare il Covid 19 lontani da casa. La situazione in Francia, Gran Bretagna e Svezia

Francia, Svezia, Regno Unito. La pandemia Coronavirus a poco a poco arriva in tutte le nazioni europee che si preparano ad affrontare l’emergenza. Tanti i chietini che si trovano nei vari Paesi del vecchio continente preoccupati per la situazione dei loro familiari in Abruzzo e che si ritrovano a vivere in "differita" i giorni che hanno caratterizzato le ultime settimane in Italia.

FRANCIA “Nel mio caso – racconta Pierluigi Iezzi, dipendente dell’Hilton Hotel all’aeroporto Caharles De Gaulle di Parigi – continuo ad andare al lavoro perchè non riesco a farlo da casa al momento, ma l’azienda ci sta supportando in questa situazione. Da ieri per fare il tragitto casa-lavoro, però, uso la certificazione dell’Hotel. Io vivo a Moussy le neuf, un piccolo paese di 3000 abitanti dove la situazione è molto tranquilla. Poche persone con le mascherine in giro: credo si stia ripetendo quello che è accaduto in Italia ma con una maggiore consapevolezza di quello che sta per accadere. Purtroppo, proprio perché ci si aspettava delle misure restrittive all’inizio di questa settimana lo scorso weekend, approfittando del bel tempo, in molti ne hanno approfittato per uscire”.

Pierluigi Iezzi-2

A Parigi però la situazione sembra essere molto diversa: “Macron nel suo discorso alla nazione ha usato per ben 6 volte la parola ‘guerra’ - dice Iezzi -  il che ha provocato un certo shock: dalla capitale in molti sono andati via anche perché chi ha un’alternativa ha evitato di restare nelle notoriamente ‘piccole’ case parigine”. Rispetto al “Coronavirus italiano” la Francia è indietro di una decina di giorni e già si iniziano a vedere i primi cambiamenti forti. “AirFrance ha già cancellato l’80% dei voli e gli hotel ormai stanno chiudendo tutti”.

GRAN BRETAGNA In Inghilterra ha destato scalpore la strategia anti Coronavirus spiegata dal primo ministro Boris Johnson della cosiddetta “herd immunity”: combattere l’epidemia lasciando che il virus si diffonda nella popolazione perché sviluppi la cosiddetta “immunità del gregge”, anche a costo di numerose vittime. Un annuncio in parte rivisto nelle ultime ore ma in ogni caso, al momento, da parte del governo britannico, non sono ancora state annunciate chiusure forzate, come avvenuto in Italia e in altri Paesi europei. L’architetto teatino Domenico Polimeno,36 anni, che lavora nello studio Pillbrow and partners di Londra spiega che fino a poco fa “le metropolitane e i pub erano stracolmi di gente nonostante si sapesse dell’imminente arrivo del Covid 19".

Domenico Polimeno-2

L'architetto teatino, che da lunedì scorso lavora in smart working, dice: "Non sono d’accordo con le parole del primo ministro inglese perché ho l’impressione che abbia sottovalutato la portata di quella che è certificata come ‘pandemia’. Non è il massimo sentirsi dire che dobbiamo accettare di doverci ammalare oltre al fatto che Johnson si rivolge solo ai britannici ignorando il fatto che molti dei cosiddetti londinesi provengono dall'estero. Vorrei sapere se il trattamento per noi sarà lo stesso anche alla luce della recente uscita dall’Europa avvenuta con la brexit anche perché paghiamo le tasse come tutti gli altri”.

SVEZIA A Stoccolma dove vive l’ingegnere di Bucchianico, Paolo D’Amelio, non sono state prese misure drastiche per far fronte al Coronavirus, ad eccezione dei divieti di raduni con più di 500 persone, ma sono uscite soltanto linee guida che consigliano di non fare visita agli anziani, di stare a casa se si hanno sintomi, e quarantena fiduciaria per chi torna dall’estero, oltre al telelavoro per chi vive nell’area di Stoccolma. Le scuole restano aperte, così come bar e negozi. Il governo svedese ha presentato nelle ultime ore un pacchetto di misure economiche del valore di 300 miliardi di corone, pari a quasi 31 miliardi di euro. L’ingegnere 35enne che vive e lavora a Stoccolma da 10 anni vede “un approccio simile nei contenuti rispetto a quello adottato dalla Gran Bretagna ma più soft nelle modalità con cui arrivano le comunicazioni al cittadini”. Tante raccomandazioni ma pochi divieti imposti dal Governo. “Molti sono al corrente e sanno che a breve arriverà qualcosa. Gli italiani che vivono in Svezia sono molto più allarmati rispetto agli svedesi. Il Governo sembra stia aspettando prima di chiudere tutto per limitare il danno economico”.

Paolo D'Amelio-2

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Un approccio che secondo D’Amelio rispecchia molto la cultura del popolo svedese. “Il Governo ha annunciato che farà tamponi solo a chi ha sintomi ed è a rischio. Un approccio - spiega D'Amelio - che ho notato in generale nella sanità svedese dove si tende a non dare medicinali se non fortemente necessario”. In più, secondo l’ingegnere bucchianichese, la scelta di non imporre limitazioni è legata anche allo “spiccato senso civico della popolazione che tende a sgarrare poco. In generale - conclude- c’è fiducia da parte degli svedesi poi è chiaro che nei prossimi giorni staremo a vedere cosa succederà”.  

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