Coronavirus, il sindacato Usb:"Ampliare il laboratorio analisi di Chieti"

Il sindacato di base chiede ad Asl e Regione "la messa a norma al SS Annunziata del laboratorio analisi" per effettuare screening a tutti gli operatori sanitari

Il sindacato Usb abruzzese torna ad affrontare l'emergenza Covid-19 in relazione alla tutela e la sicurezza negli ospedali della provincia di Chieti. In particolare il sindacato di base è critico con la politica regionale e la Asl Lanciano Vasto Chieti.  

"I lavoratori e gli operatori della sanità abruzzese - dice il sindacato di base - sono stanchi di essere chiamati eroi. Ma già da prima che arrivasse la pandemia, i fatti raccontano un’altra storia, quando le stesse amministrazioni avrebbero dovuto valorizzare le professionalità per avere oggi un sistema sanitario abruzzese degno".

Queste le richieste di Usb che chiede "la messa a norma del Laboratorio Analisi di Chieti, la distribuzione di dispositivi di protezione per il personale ospedaliero, la stabilizzazione dei contratti e la riattovazione dei posti letto nei piccoli ospedali". 

In particolare sul laboratorio analisi teatino il sindacato racconta che: 

nel luglio 2019, il personale già aveva tenuto uno sciopero poichè lo stesso non è a norma, mentre adesso che serve tutta la sua potenzialità si lavora al suo interno a scarto ridotto. Nella stessa estate si avanzò la proposta di spostare il Laboratorio Analisi in un luogo più consono (livello 11 del corpo M) poichè i locali dello stesso risultavano non in sicurezza. Tesi confermata, ma mai realizzata, questo inverno (in dicembre!) dal Comitato degli esperti Asl. Questa situazione ha “costretto” oggi la Asl2 a esternalizzare all’Ud'A un servizio per l’esecuzione dei tamponi quando, pochi anni orsono, la stessa ha smantellato un proprio servizio di diagnostica molecolare che sarebbe stato perfettamente in grado di rispondere alle esigenze di diagnostica del nuovo Coronavirus. In sostanza si potrebbe evitare l’intervento dell’Università, che risulterà costoso anche sotto un punto di vista lavorativo; considerato, infatti, che la struttura universitaria non è certo adeguata alla mole di esami a cui dovrà far fronte, anche e soprattutto nel numero di tecnici e della loro esperienza. Dovranno essere assunti  tecnici con contratti di lavoro atipici chiedendo, così, al mondo del lavoro, ulteriori e inutili precarizzazioni.

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