Inquinamento e Covid-19: la provincia di Chieti al secondo posto in Abruzzo

Uno studio dell'Unsic mostra il legame tra inquinamento ambientale e coronavirus. Nella provincia di Chieti il dato si sovrappone

L'Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori (Unsic) fa sapere di essere impegnato nella raccolta e nella divulgazione di dati sulla pandemia da Coronavirus. Sull'argomento l'Unsic ha prodotto due mappe indicative, una con i dati oggettivi della Protezione civile sull’incidenza dei casi di coronavirus (rielaborati in base al numero dei residenti per provincia), l’altra con il “peso” dell’inquinamento sempre per provincia, frutto dell’assemblaggio e della rielaborazione dei dati sulla presenza dei vari tipi di particolato.

Il tema è comprendere se esiste un collegamento tra Covid-19 e inquinamento. "I temi in discussione sono sostanzialmente tre - si legge nella nota Unsic - il primo riguarda l’eventuale presenza del virus nell’aria inquinata. A sostenere tale tesi sono diversi ricercatori, tra cui quelli della Società italiana di medicina ambientale. Una loro recente ricerca dimostra che frammenti di Rna del Sars-Cov-2 sono nel particolato atmosferico, cioè nel Pm, e questo fungerebbe da veicolo (carrier) e amplificatore (boost). Chi avversa la teoria, pur riconoscendo la presenza del virus nel particolato atmosferico insieme a particelle biologiche (batteri, spore, pollini, funghi, alghe, ecc.), ritiene tuttavia poco probabile che possa mantenere intatte le proprietà infettive dopo una permanenza più o meno prolungata nell’ambiente aperto. La discussione è tuttora in corso". 

Un secondo tema presenta "più consapevolezza comune e visione omogenea tra gli esperti: dal momento che l’inquinamento generato da un’alta concentrazione di particolato influisce sul sistema respiratorio o su quello cardiocircolatorio - su questo non ci sono dubbi - finisce per renderli più suscettibili alle complicanze della malattia. Insomma, sulla necessità di ridurre l’inquinamento c’è concordanza. Meno, purtroppo, da parte degli amministratori pubblici nell’attuare le politiche più idonee".

Un terzo tema, subordinato agli altri due, investe "la relazione tra aree inquinate e alta percentuale di casi di coronavirus in quel territorio. Qui gli scienziati tornano ad essere divisi tra loro, anche perché non è facile stabilire con certezza una relazione".

Soffermandosi su questo tema, l’Unsic ha realizzato due mappe: una con “il peso del coronavirus” e l’altra con “il peso dell’inquinamento” nelle differenti province italiane. Dodici livelli di colorazione, corrispondenti a rispettive classi di gravità, mettono a confronto i due blocchi di dati.

Mappa_Covid-2

Da una parte, in linea con i sostenitori dell’ipotesi di stretto collegamento tra inquinamento e pandemia, emergono sovrapposizioni abbastanza nette in Pianura Padana, ma pure nell’area settentrionale di Marche, Toscana e Sardegna. Anche in Abruzzo c'è una certa sovrapposizione:  L'Aquila, meno inquinata, ha un numero minore di contagi, mentre le province sulla costa registrano più inquinamento e più contagi in rapporto ai residenti. La provincia di Chieti si piazza dopo Pescara e insieme a Teramo.

Il rapporto con l’inquinamento - evidenzia Domenico Mamone, presidente dell’Unsic - se confermato, potrebbe costituire solo una tessera di un grande mosaico: sappiamo, infatti, che sono molteplici i fattori che favoriscono la pandemia, dalla mobilità alla prossimità tra persone. Per quanto riguarda l’inquinamento, poi, oltre alla qualità dell’aria, vanno considerate le caratteristiche delle comunità residenti, ad esempio l’età media e le condizioni socio-economiche, nonché lo stato di salute preesistente e la comorbidità”.

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