Martedì, 3 Agosto 2021
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Coronavirus: in Abruzzo la percentuale di mortalità è inferiore alla media nazionale

Il bilancio è del 10,3%, mentre in tutta Italia ammonta al 12,9%. Il paziente più giovane aveva 38 anni, la più anziana 99

La mortalità fra i pazienti positivi al Coronavirus, in Abruzzo, è inferiore di 2,5 punti rispetto alla media nazionale. Dall'inizio dell'emergenza, infatti, fino ai dati diffusi nella giornata di ieri dal servizio Prevenzione e tutela della Salute dell'assessorato regionale alla Sanità, nella nostra regione sono morte 232 persone, di cui 76 donne e 156 uomini, su 2.245 casi positivi. 

Il bilancio è del 10,3%, mentre la media nazionale è del 12,9%. L’incidenza della mortalità in Abruzzo è inferiore anche a quella di altre regioni con popolazione simile: Liguria (13,6%) e Marche (13,4%), mentre risulta superiore a Friuli Venezia Giulia (8,2%) e Trentino-Alto Adige (9,3%).

L’età media delle vittime di sesso femminile è di 80 anni, che scende a 75 per gli uomini. La media nazionale, indistinta per sesso, è pari a 78 anni. Il più giovane dei deceduti in Abruzzo aveva 38 anni, la più anziana 99.

Tra le persone morte, 18 sono di età inferiore a 60 anni, 43 tra i 60 e i 70 anni, 65 di età compresa tra i 70 e gli 80 anni, 77 di età compresa tra gli 80 e i 90 anni, mentre 29 avevano oltre 90 anni.

Dei 232 decessi, 20 fanno riferimento alla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, 48 alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti, 98 alla Asl di Pescara e 66 alla Asl di Teramo.

A incidere sulla mortalità, in Abruzzo concorrono anche una serie di altre concause: va considerato, infatti, che quasi un quarto della popolazione residente è composta da over 65, con un indice di vecchiaia regionale pari a 191,8 (vale a dire che ogni 100 ragazzi under 14, ci sono quasi 192 anziani).

Pazienti più anziani significa anche l’incidenza di più patologie sullo stesso paziente (soprattutto diabete e malattie cardiovascolari), che, associate all’età, aumentano il rischio di complicazioni legate al Covid.

Va precisato che nelle strutture ospedaliere abruzzesi, l’andamento epidemiologico ha consentito il ricovero, anche in terapia intensiva, per tutti i pazienti le cui condizioni cliniche rendessero necessaria l’ospedalizzazione.

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