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La protesta dei cittadini a Francavilla: "Ridateci il consultorio"

Chiuso da quasi un anno, con l'arrivo della pandemia, il comitato spontaneo dei cittadini si è ritrovato di fronte al distretto sanitario per chiedere che il consultorio torni operativo

È chiuso da marzo scorso il consultorio di Francavilla al Mare e i cittadini non ci stanno ad attendere ancora, dal momento che in una cittadina di quasi 25mila abitanti, dove afferiscono anche tanti altri utenti dai paesi limitrofi, fare a meno di un presidio territoriale di questo tipo danneggia soprattutto le donne e le famiglie.

Questa mattina il comitato spontaneo dei cittadini si è ritrovato di fronte al distretto sanitario di Francavilla per chiedere che il consultorio torni operativo. Nessuno, però, li ha incontrati e fornito spiegazioni e così “aumenta il senso di umiliazione dell'utenza da parte del servizio sanitario” spiega il portavoce Livio Bove promettendo di tenere alta l’attenzione nei confronti di chi è più in difficoltà.

Il comitato chiede al direttore generale della Asl Thomas Schael e all'assessore regionale Nicoletta Verì la riattivazione del servizio entro poche settimane, come e a stato annunciato.

L'attività del consultorio di Francavilla era stata interrotta a causa del Covid-19, perché nella struttura che ospitava i locali non era assicurato il grado di sicurezza richiesto. I locali inizialmente assegnati dal Comune sono stati ritenuti insufficienti e inadeguati per cui si è deciso di attendere la concessione di altri locali al primo piano in uso, fino a poco tempo fa, alla polizia municipale ora trasferita proprio nella sede di palazzo di Città 

“Ci sono state altre promesse di riapertura a settembre – spiega Bove all’agenzia Dire - ,poi slittata a fine anno e adesso a metà febbraio. Noi però non ci possiamo fermare per una battaglia che riteniamo più che giusta. La mancata presenza di un consultorio in una città come Francavillavuol dire non avere assistenza psicologica vicina all'utente, significa rinunciare alla gran parte degli screening per il tumore al collo dell'utero, al pap test, a tutti i servizi che riguardano la famiglia e anche gli adolescenti. In un momento di pandemia in cui ai cittadini viene chiesto di restare in casa o non oltrepassare i confini del proprio Comune, creare assembramenti altrove per curarsi e trovare cure anche previste dai Lea è sicuramente qualcosa di non raccomandabile. Significa – conclude -  che molti rinunceranno a curarsi e fare prevenzione".
 

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